Dodici mesi intensi. Sono stati quelli di Francesco Farioli alla guida dell’Ajax, chiusi con il rimpianto di non aver conquistato un titolo che, ad un certo punto, sembrava davvero vicino. C’erano nove punti di vantaggio a cinque giornate dalla fine e nessuno pensava che alla fine avrebbe festeggiato il Psv Eindhoven.
Impresa sfiorata
Invece il calcio sa raccontare bene che non bisogna mai abbassare la guardia, ma anche che ci storie di affetto che possono andare oltre il risultato. Il tecnico italiano, quando si ĆØ materializzato il fatto che il campionato lo avrebbero vinto altri, ĆØ scoppiato in lacrime, si ĆØ messo in ginocchio e ha ripensato quanto accaduto nell’annata. U
Quelle sono state anche lacrime di addio, visto che il futuro dell’allenatore italiano sarĆ lontano da Amsterdam. Di lui si dice che potrebbe finalmente allenare in Serie A, dopo una carriera in cui ĆØ diventato noto a livello internazionale senza passare dal massimo campionato italiano. Attenzione, però, ad altre soluzioni in Europa.
PerchĆ© Farioli lascia l’Ajax? Una dichiarazione
Un percorso che, in realtĆ , ĆØ stato molto apprezzato dai tifosi, consapevoli che nel ritorno alla competitivitĆ dei lanceri sia tangibile la firma di Farioli.
Un compito non facile il suo, da primo allenatore non olandese della storia dell’Ajax. Una dimensione dove il calcio si sublima in un settore giovane che ĆØ espressione di mentalitĆ e tradizione. Entrarvi in punta di piedi e fare la differenza non ĆØ da tutti. C’ĆØ la soddisfazione per aver riportato comunque l’Ajax nell’elite europea della Champions League, ma anche lo spazio per i saluti.
“Io e la dirigenza – si ĆØ letto in una dichiarazione del tecnico riportata – abbiamo gli stessi obiettivi per il futuro dell’Ajax, ma abbiamo visioni e tempi diversi su come dovremmo lavorare e operare per raggiungerli”.