Matteo Materazzi, noto procuratore calcistico e fratello dell’ex calciatore dell’Inter e della Nazionale Marco, racconta a La Repubblica la sua battaglia con la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia neurodegenerativa attualmente incurabile che in passato ha coinvolto anche nomi illustri del mondo del calcio.
“La Sla è una malattia infame, perché ogni giorno ti toglie qualcosa“: con queste parole Matteo ha descritto la sua tragica condizione attuale, dopo la diagnosi ricevuta meno di un anno fa.
Oggi, costretto a ricevere assistenza anche per le azioni più semplici, racconta il suo percorso difficile e coraggioso, segnato da dolore, ma anche da una profonda determinazione a vivere ogni giorno cercando di estrarne il massimo.
La scoperta della malattia è iniziata con un campanello d’allarme durante una partita amatoriale a marzo 2024.
“Non correvo più bene“, ha ricordato. Gli esami iniziali, inclusa una risonanza magnetica, sembravano escludere la Sla e altre patologie gravi. Il peggioramento continuo, però, lo ha portato a rivolgersi a uno specialista grazie all’interessamento di Massimo Mauro e Claudio Marchisio, incontrati durante un evento della Fondazione Vialli e Mauro.
Il 4 settembre 2024 è arrivata la conferma che nessuno si augurerebbe di sentire: diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Oggi Matteo vive a Porto Taverna, in Sardegna, insieme alla sua famiglia. Non può più usare le braccia per alzarsi o mangiare in autonomia. “Mi devono imboccare, mi aiutano per andare in bagno o per lavarmi“, ha raccontato.
La degenerazione della malattia è continua e spietata, ma non ha fermato il suo desiderio di combattere. Accanto a lui, sua moglie Maura ha promosso una raccolta fondi per finanziare la ricerca. Duecentomila euro sono già stati raccolti, anche grazie al supporto del mondo del calcio.
Tra i donatori ci sono tra i nomi più illustri del mondo del calcio: Antonio Conte e sua moglie, Simone Inzaghi e Zlatan Ibrahimovic, che ha voluto fargli sentire la sua vicinanza scrivendogli.
Il rapporto con la moglie, rafforzato dalla malattia, è diventato fondamentale. “È il mio faro. Senza di lei mi sarei già arreso“, ha confidato. Prima della diagnosi, i due si erano allontanati, ma le difficoltà della malattia li ha riavvicinati profondamente.
Nonostante tutto, ciò che più angoscia Matteo è il futuro dei suoi figli. “Mi spaventa non vederli crescere“, ha ammesso. La Sla non concede tregua né speranza, ma lui tenta comunque di vivere ogni istante con intensità. “Finché posso, provo a vivere al massimo. E di notte sogno di correre“.
Coraggio Matteo, è la partita più difficile della tua vita ma come disse un famoso allenatore, la partita finisce quando arbitro fischia la fine. spero che il goal arrivi anche in zona Cesarini.