La Juve Stabia è ufficialmente sotto amministrazione giudiziaria dopo un’inchiesta che ha rivelato l’infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione operativa del club.
Il provvedimento è scattato in base all’articolo 34 del Codice Antimafia e prevede un anno di controllo da parte di amministratori nominati dal tribunale, con possibile estensione di sei mesi. L’obiettivo è interrompere ogni legame tra la società sportiva e i clan che avrebbero influenzato diverse attività interne.
Il provvedimento ha colpito la squadra attualmente settima in classifica in Serie B, in piena corsa per i playoff, e rappresenta la terza misura del genere applicata nel calcio professionistico italiano dopo i casi di Foggia e Crotone.
In entrambi i casi, le società erano finite nel mirino di organizzazioni mafiose locali: la “Società Foggiana” e la ‘ndrangheta, con tentativi documentati di estorsione e intimidazione ai danni delle dirigenze.
Le indagini su Castellammare di Stabia, avviate dalla Direzione nazionale antimafia, sono partite a febbraio, quando un uomo legato al clan Imparato, con precedenti per camorra, è stato sorpreso a gestire il servizio di sicurezza durante le partite casalinghe.
Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha parlato apertamente di “subordinazione” della società sportiva ai clan D’Alessandro e Imparato, sottolineando come ogni aspetto organizzativo, dalla logistica degli spostamenti alla vendita di biglietti e bibite, fosse nelle mani della camorra.
Anche il settore giovanile risulterebbe controllato da soggetti riconducibili alle cosche locali, secondo quanto dichiarato dal questore di Napoli, Maurizio Agricola. La conferenza stampa ha delineato un quadro inquietante: gli steward, le ambulanze, i trasporti e persino le decisioni operative minori dipendevano da figure esterne legate alla criminalità organizzata.
L’intervento giudiziario ha già avuto conseguenze pratiche: potrebbe essere rinviata la prossima partita casalinga contro il Bari, in programma il 29 ottobre, a causa delle indagini in corso che coinvolgono anche il personale di sicurezza dello stadio Menti.
Nel frattempo, la FIGC dovrà valutare l’eventuale impatto sportivo della vicenda. L’intento prevalente sembra essere quello di riformare piuttosto che punire. Lo dimostrano i precedenti di Foggia e Crotone, dove, nonostante le gravi accuse, le società hanno potuto proseguire l’attività agonistica con il supporto degli amministratori giudiziari. Il Foggia, ad esempio, ha ottenuto anche l’annullamento della penalizzazione in appello.
A partire da ora, ogni decisione del club dovrà essere approvata dagli amministratori giudiziari, dai trasferimenti dei giocatori all’acquisto di attrezzature tecniche.
Il modello adottato, già operativo negli altri casi, prevede anche interventi di formazione e sensibilizzazione per calciatori e dipendenti, con l’obiettivo incoraggiare una nuova cultura della legalità all’interno delle società sportive.
Il fenomeno, però, non sembra isolato. Secondo gli inquirenti, il legame tra mafia e calcio professionistico è sempre più esteso e ramificato, e ulteriori provvedimenti potrebbero riguardare anche club di categorie inferiori, dove il controllo è meno serrato e le infiltrazioni più facili da effettuare.