Negli ultimi anni chi guardava la classifica marcatori di Serie A notava la presenza di pochi italiani in grado di raccogliere l’eredità dei grandi bomber nazionali. Chi ha vissuto gli anni ’90 e i primi anni ‘2000 da appassionato di calcio ricorda bene quanto, nonostante i campioni arrivassero da ogni parte del mondo, tutti i nomi italiani che facevano volare le big e le provinciali. Quest’anno i convocabili da Gattuso con grande vena realizzativa continuano ad essere pochi, ma quella dei bomber sembra essere una categoria in via d’estinzione nel campionato italiano.
Cosa sta succedendo in Serie A?
Quando sono passate quasi 30 giornate di campionato sono infatti solo tre i calciatori che hanno raggiunto la doppia cifra: Lautaro Martinez, Douvikas e Hojlund. Gli ultimi due ci sono arrivati solo nell’ultimo turno di campionato. Secondo alcune statistiche che sono diventate di dominio pubblico, non era mai successo che ci volessero 29 giornate affinché tre attaccanti o calciatori arrivassero a segnare così tanto.
E questa è solo una delle conseguenze di un campionato dove si segna poco. Perché? In altri tempi si direbbe per colpa dei tatticismi, oggi il dubbio è che tutto nasca dall’assenza di un numero sufficiente di calciatori in grado di spostare gli equilibri, regalare giocate estemporanee e far divertire il pubblico. Non è un mistero che i top di livello internazionale tendano ormai a giocare altrove.
La Serie A con pochi gol può piacere all’estero?
I tre calciatori in doppia cifra hanno un particolare che li rende calciatori d’altri tempi: segnano abbastanza (e neanche troppo, considerata la media) da poter essere considerati bomber come lo erano quelli di qualche stagione fa. Saranno felici quelli che li hanno selti al Fantacalcio, considerata la penuria di altri interpreti così abili in fase realizativa.
Di certo c’è da riflettere sul fatto che un campionato senza troppi gol e senza bomber rischia di essere anche un prodotto poco esportabile su mercati che cerano spettacolo e dunque gol.