Dopo la tanto chiacchierata uscita di scena di Gabriele Gravina, il sistema calcio italiano si trova davanti una vera e propria rivoluzione, in cui equilibri politici e peso elettorale determineranno la scelta del nuovo presidente.
A incidere in modo significativo sarà la redistribuzione delle percentuali di voto tra le varie componenti federali. La Lega Serie A ha intanto rafforzato la propria posizione, passando dal 12% al 18%.
Questo notevole incremento ha reso la Lega un attore ancora più centrale nelle dinamiche decisionali, con l’obiettivo di indirizzare la governance verso una figura ritenuta capace di tutelare gli interessi economici e tecnici del sistema.
Tra i profili papabili alla carica vacante emerge quello di Giovanni Malagò. L’ex presidente del Coni, impegnato anche nell’organizzazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, rappresenta una candidatura forte che potrebbe segnare una discontinuità rispetto al recente passato.
La sua esperienza manageriale e la lunga presenza nel mondo sportivo lo rendono un nome autorevole, capace di raccogliere consensi anche al di fuori della Serie A.

Sul fronte dei Dilettanti, che detengono il peso maggiore con il 34%, la figura di riferimento resta Giancarlo Abete. Già presidente federale in passato, Abete rappresenta però un’opzione di continuità con la gestione precedente di Gravina.
Accanto a nomi più istituzionali, si fa strada anche l’ipotesi di una candidatura più legata a figure che hanno segnato il recente passato del calcio giocato. Demetrio Albertini, sostenuto da ambienti vicini all’Assocalciatori, rappresenta un outsider più che credibile. Ex centrocampista di alto livello e dirigente con esperienza internazionale, Albertini potrebbe attrarre consensi trasversali grazie a un profilo equilibrato tra competenza tecnica e visione moderna.
Il suo nome era già emerso in passato, ma oggi appare più competitivo rispetto ad altre ex stelle del calcio italiano, molto chiacchierate in questi giorni, come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero o Giorgio Chiellini.
L’Assocalciatori, che incide per il 20% dei voti, potrebbe quindi giocare un ruolo determinante. Pur guardando con interesse ad Albertini, non esclude un eventuale appoggio anche per Malagò, con dinamiche ancora in fase di definizione.
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda l’Associazione Allenatori guidata da Renzo Ulivieri. Con il suo 10%, anche questo blocco può risultare decisivo nel determinare gli equilibri finali, confermando come la corsa alla presidenza FIGC sia una partita al momento complessa da leggere.
Con più di un mese ancora disponibile per la presentazione ufficiale delle candidature, gli scenari sembrano al momento aperti a qualunque sorpresa, con nomi favoriti rispetto ad altri ma non già vincenti in partenza.
Buffon dimissionario: vacante anche la carica di capo delegazione

Arriva anche l’addio di Gianluigi Buffon. L’ex portiere e capitano della Nazionale ha deciso di dimettersi dal ruolo di capo delegazione subito dopo l’uscita di scena di Gravina.
Comunicate attraverso i social, Buffon ha spiegato che le sue dimissioni rappresentino “un atto di responsabilità impellente”, e che la decisione è maturata subito dopo il termine della partita. L’ufficializzazione era stata solo rimandata per la situazione legata al futuro di Gravina.
“L’obiettivo era riportare la Nazionale al Mondiale e non ci siamo riusciti”, ha ammesso, riconoscendo il fallimento del progetto sportivo.
Nel lungo post, pubblicato su vari social, ha tenuto a ribadire di aver svolto il proprio incarico con il massimo impegno, cercando di favorire il dialogo tra i vari livelli del calcio italiano e contribuendo alla costruzione di un percorso condiviso, che partisse dalle giovanili per arrivare fino all’Under 21.
Evidenziato anche il lavoro avviato per rinnovare il sistema, puntando su meritocrazia, competenze e inserimento di figure esperte, con l’obiettivo di sviluppare i talenti in ottica futura. Un progetto pensato per il medio-lungo termine, la cui efficacia sarà valutata da chi prenderà in eredità la sua posizione.
La scelta di dimettersi è stata motivata anche dalla volontà di lasciare piena libertà alle nuove prossime figure apicali in federazione, permettendo di individuare la figura più adatta a ricoprire il ruolo.
In conclusione Buffon ha espresso gratitudine per l’esperienza vissuta, pur segnata da un epilogo amaro, ribadendo come il legame con la maglia azzurra resti indissolubile.
Seguici su
Aggiungi tifosinrete.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.