Ternana Calcio verso il fallimento: la famiglia Rizzo abbandona il club, oggi l’assemblea decisiva

Dopo soli sette mesi dall'acquisizione, la proprietà rifiuta la ricapitalizzazione e il pagamento degli stipendi. Per la società centenaria si profila lo spettro della liquidazione giudiziale e della ripartenza dall'Eccellenza, come nel 1993.

Protesta dei tifosi della Ternana contro i Rizzo

La Ternana Calcio è arrivata al capolinea della propria storia recente. Oggi, lunedì 13 aprile 2026, alle ore 18, l’assemblea dei soci convocata dall’amministratore unico Fabio Forti presso lo studio di un notaio di Terni segnerà con ogni probabilità la fine della gestione targata Rizzo e l’inizio di un percorso giudiziario che potrebbe cancellare il club dal calcio professionistico.

La Flacla Srl, la società controllante riconducibile a Gian Luigi Rizzo e Claudia Melis, ha già comunicato al Comune di Terni, per il tramite del proprio legale, l’intenzione di non ricapitalizzare e di non procedere al pagamento delle scadenze federali fissate per il 16 aprile, circa 1,2 milioni di euro tra stipendi e contributi previdenziali. Una decisione che, se confermata nell’assemblea odierna, non lascia margini di manovra.

L’acquisizione e il progetto stadio-clinica

La famiglia Rizzo, attiva nel settore della sanità privata, aveva rilevato la Ternana nel settembre 2025 subentrando alla gestione D’Alessandro, a propria volta subentrata a quella di Nicola Guida. L’investimento, secondo quanto dichiarato dagli stessi Rizzo, non aveva una matrice puramente sportiva: il cuore dell’operazione era il progetto stadio-clinica, una struttura sanitaria da 80 posti letto da realizzare nell’ambito della riqualificazione dello stadio Libero Liberati. La garanzia sulla fattibilità del progetto, sempre secondo la proprietà, era stata fornita dal sindaco Stefano Bandecchi, ex patron del club e figura centrale nell’intera vicenda.

Il castello è crollato il 24 marzo 2026, quando il TAR Umbria ha annullato la determina dirigenziale del Comune di Terni che costituiva il presupposto urbanistico per la costruzione della clinica, accogliendo il ricorso presentato dalla Regione Umbria. Da quel momento, l’unico asset economico che giustificava la permanenza dei Rizzo a Terni è venuto meno, innescando una spirale irreversibile.

Debiti, bollette staccate e mercato di gennaio fuori controllo

La situazione debitoria della Ternana non nasce con i Rizzo. Quando la famiglia romana ha acquisito il club, l’esposizione ammontava già a circa 14,4 milioni di euro, a cui si aggiungeva un costo annuo di gestione stimato tra gli 8,5 e i 10 milioni. In sette mesi di gestione, però, la proprietà non ha estinto alcun debito pregresso e ha anzi aggravato la situazione con un mercato di riparazione a gennaio 2026 che ha portato sei nuovi calciatori, incrementando il monte ingaggi senza alcuna copertura finanziaria strutturale.

Il quadro è diventato grottesco negli ultimi giorni: il fornitore di energia Tip Power & Gas ha staccato la corrente alla sede di via della Bardesca, ai campi di allenamento e agli spogliatoi del Liberati dopo sette bollette consecutive non pagate, per un totale di circa 70 mila euro. Lo ha fatto a due giorni dal derby con il Perugia, disputato il 12 aprile e terminato 2-2 davanti a una tifoseria in piena contestazione.

Protesta dei tifosi della Ternana contro i Rizzo

I tre scenari dall’assemblea di oggi

L’assemblea dei soci dovrà scegliere tra tre strade, tutte già codificate dal codice della crisi d’impresa.

  1. Ricapitalizzazione e continuità aziendale.
    Rizzo versano i fondi necessari a ripianare le perdite, ricostituire il capitale sociale e onorare la scadenza del 16 aprile. È lo scenario auspicato dalla Lega Pro, dalla tifoseria e dalle istituzioni, ma è anche quello che la proprietà ha esplicitamente escluso nel comunicato del 12 aprile e nelle interlocuzioni con il Comune.
  2. Dichiarazione di stato di crisi e ristrutturazione del debito.
    La società avvia un percorso di composizione della crisi ai sensi del nuovo codice, mantenendo formalmente in vita il club ma sottoponendolo a vincoli stringenti e alla supervisione del Tribunale. Richiederebbe comunque un impegno economico che i Rizzo non sembrano disposti a sostenere.
  3. Liquidazione giudiziale.
    L’amministratore unico Forti si dimette, deposita il verbale dell’assemblea con PEC alla cancelleria fallimentare e la Ternana passa nelle mani del Tribunale di Terni. Nei tre giorni successivi viene nominato un professionista incaricato di esaminare i registri contabili, i conti correnti e il patrimonio complessivo. Al termine di questa due diligence, stimata in circa un mese, il Tribunale decide se sussistono le condizioni per un esercizio provvisorio (ipotesi ritenuta irrealistica per una società calcistica) oppure se dichiarare il fallimento pieno con nomina di un curatore fallimentare.

Conseguenze sportive: classifica riscritta e ripartenza dai dilettanti

Se la Ternana dovesse essere cancellata dal campionato in corso, tutti i risultati delle partite disputate contro le Fere verrebbero annullati, con una riscrittura della classifica del Girone B di Serie C che colpirebbe in misura diversa le avversarie: l’Ascoli, ad esempio, perderebbe sei punti, l’Arezzo uno. La Lega Pro sta cercando in ogni modo di evitare questo scenario, confidando nei tempi tecnici della procedura fallimentare che non consentirebbero una cancellazione immediata.

In caso di fallimento definitivo, la Ternana dovrebbe ripartire dall’Eccellenza regionale, seguendo il modello già percorso da altre piazze storiche come Bari e Salerno. L’iscrizione in sovrannumero richiederebbe un investimento immediato a fondo perduto di circa 300 mila euro, e il ruolo centrale nella scelta del nuovo soggetto imprenditoriale spetterebbe al sindaco Bandecchi.

Il precedente del 1993

Non sarebbe la prima volta. Nella stagione 1992-93, sotto la gestione Gelfusa, la Ternana fu dichiarata fallita il 4 giugno 1993 dopo un campionato disastroso in Serie B chiuso all’ultimo posto. Un gruppo di imprenditori ternani rilevò il club all’asta fallimentare e lo iscrisse in Serie D, da dove le Fere ripartirono affrontando squadre del comprensorio umbro, laziale e abruzzese. Ci vollero anni per tornare nel calcio professionistico.

Trentatré anni dopo, la storia rischia di ripetersi. Con una differenza sostanziale: nel 1993 il fallimento arrivò dopo una stagione sul campo; nel 2026 arriva da una guerra di carte bollate tra Comune, Regione, imprenditori e tribunali amministrativi, con una squadra che sul campo aveva addirittura conquistato la qualificazione ai playoff.

L’ultima speranza: la cordata ternana

Il sindaco Bandecchi ha rivelato l’esistenza di una cordata di investitori, alcuni dei quali ternani, interessata all’acquisizione del club. L’offerta sarebbe già stata presentata ai Rizzo, a cui era stato proposto di versare 3 milioni di euro, un milione in meno della ricapitalizzazione necessaria, per cedere la società e uscire di scena. La famiglia romana ha rifiutato. Bandecchi ha dichiarato che, in caso di fallimento, il Comune di Terni avvierà un’azione legale contro i Rizzo per un danno stimato fino a 120 milioni di euro.

Le prossime ore diranno se la Ternana Calcio, fondata nel 1925, prima squadra umbra ad aver giocato in Serie A, sopravviverà come società professionistica o se dovrà ricominciare da zero per la terza volta nella propria storia centenaria.

Ternana - Perugia 2-2

Domande frequenti (FAQ)

La Ternana Calcio sta fallendo?

La Ternana Calcio è a rischio concreto di fallimento. Il 13 aprile 2026 si tiene l’assemblea dei soci che potrebbe avviare la procedura di liquidazione giudiziale. La famiglia Rizzo, attuale proprietaria, ha comunicato ufficialmente di non voler ricapitalizzare la società né onorare la scadenza federale del 16 aprile per il pagamento degli stipendi.

Chi sono i proprietari della Ternana Calcio nel 2026?

La Ternana Calcio è controllata dalla Flacla Srl, riconducibile alla famiglia Rizzo, Gian Luigi Rizzo e Claudia Melis. La presidente del club è Claudia Rizzo, 23 anni, e l’amministratore unico è il commercialista ternano Fabio Forti. La famiglia Rizzo ha acquisito la società nel settembre 2025 subentrando alla gestione D’Alessandro.

Perché la famiglia Rizzo vuole far fallire la Ternana?

Il motivo principale è il naufragio del progetto stadio-clinica. I Rizzo, imprenditori nel settore della sanità privata, avevano investito nella Ternana in cambio della possibilità di realizzare una clinica da 80 posti letto collegata al nuovo stadio. La sentenza del TAR Umbria del 24 marzo 2026 ha annullato il permesso urbanistico, facendo saltare il progetto e togliendo la motivazione economica alla permanenza dei Rizzo.

Cosa succede se la Ternana fallisce?

In caso di fallimento, la Ternana verrebbe cancellata dal campionato di Serie C. Tutti i risultati delle partite disputate contro le Fere verrebbero annullati, con una riscrittura della classifica del Girone B. Il club dovrebbe ripartire dall’Eccellenza regionale (la sesta serie del calcio italiano), come già accadde nel 1993.

La Ternana è già fallita in passato?

Sì, la Ternana ha già conosciuto il fallimento nella propria storia. Il più significativo avvenne il 4 giugno 1993, al termine di una disastrosa stagione in Serie B sotto la gestione dell’imprenditore Rinaldo Gelfusa. Il club venne poi rifondato da un gruppo di imprenditori ternani e iscritto in Serie D, impiegando diversi anni per tornare nel calcio professionistico.

Chi è Stefano Bandecchi e che ruolo ha nella crisi della Ternana?

Stefano Bandecchi è il sindaco di Terni ed ex presidente della Ternana Calcio. È una figura centrale nella vicenda: ha favorito l’ingresso dei Rizzo garantendo la fattibilità del progetto stadio-clinica, ed è anche imprenditore privato coinvolto nell’operazione tramite le società Ternana Women e Unicusano. Bandecchi ha minacciato una causa da 120 milioni di euro contro i Rizzo in caso di fallimento e ha rivelato l’esistenza di una cordata alternativa interessata al club.

Quanti debiti ha la Ternana Calcio?

Al momento dell’acquisizione da parte dei Rizzo, nel settembre 2025, l’esposizione debitoria ammontava a circa 14,4 milioni di euro. A questa cifra si sono aggiunti i costi di gestione della stagione in corso, un mercato di riparazione oneroso a gennaio 2026 e diverse mensilità arretrate verso calciatori e dipendenti. La Ternana ha anche accumulato circa 5 punti di penalizzazione in classifica per inadempienze amministrative.

Cosa succede alla classifica di Serie C se la Ternana viene cancellata?

Se la Ternana dovesse essere cancellata dal campionato, tutti i risultati delle partite che la coinvolgono verrebbero annullati. Questo comporterebbe una riscrittura della classifica del Girone B di Serie C, con impatti diversi per ogni squadra. L’Ascoli, ad esempio, perderebbe sei punti, l’Arezzo uno. La Lega Pro sta cercando di evitare questo scenario.

Esiste qualcuno disposto a comprare la Ternana?

Secondo il sindaco Bandecchi, esiste una cordata di investitori seri, alcuni dei quali ternani, che ha presentato un’offerta per l’acquisizione del club. L’offerta prevedeva che i Rizzo versassero 3 milioni di euro per cedere la società, ma è stata rifiutata dalla proprietà. In caso di fallimento e ripartenza dall’Eccellenza, spetterebbe al sindaco individuare il profilo imprenditoriale più adatto a rilevare la tradizione sportiva.

Quando si saprà ufficialmente se la Ternana fallirà?

Le date chiave sono il 13 aprile 2026 (assemblea dei soci) e il 16 aprile 2026 (scadenza federale per il pagamento degli stipendi). Se l’assemblea delibera la liquidazione, il Tribunale di Terni nominerà un professionista entro circa tre giorni. La due diligence sui conti della società potrebbe durare un mese, al termine del quale verrà decretato il fallimento o valutata un’alternativa.

Da quale categoria ripartirebbe la Ternana in caso di fallimento?

In caso di fallimento e rifondazione, la Ternana dovrebbe ripartire dall’Eccellenza, la massima categoria del calcio dilettantistico regionale (sesta serie italiana). L’iscrizione in sovrannumero richiederebbe un investimento immediato di circa 300 mila euro. Il modello è quello seguito da altre piazze storiche come Bari nel 2018 e Salerno nel 2005.

Redazione

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