La 34ª giornata di Serie A si è chiusa nel modo più imprevedibile possibile: due partite, sei gol ciascuna, ribaltoni continui e un finale che ha tenuto incollato allo schermo chiunque avesse ancora occhi aperti. Non un turno qualunque, ma una di quelle serate in cui il calcio ricorda perché ci si innamora di questo sport.

All’Olimpico, un’ora e mezza di montagne russe
Il primo tempo tra Lazio e Udinese racconta di una squadra sola in campo. I friulani di Zaniolo e compagni dominano con ordine e qualità: Motta è determinante in almeno due circostanze sulle conclusioni di Piotrowski, ma al 18′ deve capitolare davanti a un gol di pregevole fattura. Ehizibue riceve, controlla, e lascia partire un tiro che spacca la porta: 1-0 ospiti, con i biancocelesti a guardare e l’Olimpico stranamente silenzioso.
Sarri corre ai ripari già nell’intervallo: fuori gli indisponibili Zaccagni e Cataldi, dentro Pedro e Dele-Bashiru. Il doppio cambio cambia la partita. La Lazio acquisisce peso e verticalità, e al 51′ Pellegrini trasforma un bel sinistro nell’1-1 che rimette tutto in discussione. Isaksen sfiora il raddoppio colpendo la traversa, ma è la traversa, non la rete, a restituire il pallone.
Poi arriva il momento che gli uomini di Sarri aspettavano: Zaniolo sbaglia clamorosamente sottoporta, e come da copione calcistico il gol sbagliato viene punito nel giro di pochi minuti. Pedro, uno che certi copioni li conosce a memoria, disegna un tiro a giro che si insacca all’angolino: 2-1 Lazio al 79′, l’Olimpico si scalda.
Ma l’Udinese non ha intenzione di regalare nulla. Atta prima approfitta di un tap-in facile all’86’, poi al 93′ trova un rasoterra preciso su sviluppo di corner che lascia Motta in ritardo per la seconda volta nel giro di sette minuti: 3-2 ospiti, e sembra fatta per i friulani. Sembrava. Perché al 95′, quando il cronometro suggeriva di raccogliere le scarpe, arriva la zampata di Maldini per il definitivo 3-3. Un pareggio che vale come una vittoria per l’umore, anche se in classifica entrambe le squadre guadagnano soltanto un punto: la Lazio rimane ottava a quota 48, in coppia col Bologna; l’Udinese resta undicesima a 44.
A Cagliari, Mendy fa sognare e Borrelli completa l’opera
Se l’Olimpico è stato teatro di emozioni graduali, l’Unipol Domus ha offerto qualcosa di ancora più brutale nei tempi. L’Atalanta, già uscita malamente dalla Coppa Italia, scende in campo e dopo sedici secondi è già sotto. Sedici. Paul Mendy, diciotto anni appena compiuti, prodotto della Primavera rossoblù, incorna il cross di Adopo prima ancora che la partita abbia preso forma: 1-0 Cagliari con la difesa bergamasca colta in una disattenzione difficile da spiegare.
L’attaccante senegalese non si ferma qui: all’8′, sugli sviluppi di un corner, trova ancora la rete, con il contributo involontario di una deviazione di Djimsiti, per il 2-0 che lascia Palladino visibilmente sconcertato in panchina. La Dea appare irriconoscibile rispetto all’immagine di squadra solida e cinica che ha costruito negli ultimi anni.
Sul finire del primo tempo, però, Scamacca ricorda a tutti perché l’Atalanta vale ciò che vale: doppietta tra il 40′ e il 45′, con il primo gol che unisce potenza e precisione in una delle giocate più belle della giornata. All’intervallo la partita è in perfetto equilibrio, e Pisacane è costretto a sostituire il brillante Mendy, fermato da un problema muscolare.
Al suo posto entra Borrelli, ex Brescia, che ci mette due minuti esatti per diventare protagonista: al 47′ firma il 3-2 che ribalta nuovamente il vantaggio in favore dei sardi. Poi anche lui accusa un problema fisico ed è sostituito, lasciando il posto a Belotti, che si divora una chance in contropiede che avrebbe potuto chiudere definitivamente i conti.
Nel finale l’Atalanta prova tutto: Pasalic sfiora il palo con una rovesciata di grande tecnica, ma Caprile risponde presente su Krstovic, Scamacca e Raspadori, regalando al Cagliari una vittoria pesantissima. Tre punti che portano i sardi a quota 36 e li proiettano verso la salvezza con un margine di +8 sulla Cremonese a quattro giornate dalla fine. Per la Dea, invece, un momento di profonda difficoltà: un solo punto nelle ultime tre partite, quota 54 ferma e distanza di sette punti dal sesto posto occupato dalla Roma.
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