C’è un paradosso che racconta meglio di qualsiasi classifica lo stato del calcio italiano: mentre la Nazionale sparisce resta fuori dai Mondiali per la terza edizione consecutiva, la Serie A diventa sempre più internazionale. E i numeri, edizione dopo edizione, lo dimostrano senza possibilità di smentita.
Il trend: sempre più giocatori, sempre meno italiani
Nel 2010, in Sudafrica, la Serie A portava 75 giocatori al Mondiale — seconda solo alla Premier League con 108. Quattro anni dopo, a Brasile 2014, il numero saliva addirittura a 80, con ben 21 nazionali diverse che pescavano dal campionato italiano. Nel 2018, in Russia, erano 58. A Qatar 2022 si risaliva a quota 69. Oggi, per il Mondiale 2026 negli Stati Uniti, si arriva a 71 — 66 dalla Serie A e 5 dalla Serie B.
Il numero oscilla ma rimane strutturalmente sopra le 60 unità. Quello che cambia, edizione dopo edizione, è la composizione: sempre meno italiani in quelle liste, sempre più stranieri che hanno scelto il nostro campionato come trampolino o come palcoscenico.
Il dato che brucia: l’Italia non c’è, ma la Serie A sì
Dal 2018 in poi il campionato italiano vive una condizione paradossale. La Nazionale è assente per la terza edizione consecutiva — un’assenza storica che si è addirittura consolidata — eppure la Serie A continua a sfornare protagonisti mondiali a decine. Nel 2018, tra i 58 giocatori “italiani” al Mondiale in Russia, nessuno indossava la maglia azzurra. Stessa storia nel 2022 e ora nel 2026.
Significa che il campionato attira del talento straniero ma non riesce più a produrre o trattenere giocatori italiani capaci di competere ad alto livello internazionale. È un segnale di salute per la Serie A come prodotto commerciale, e insieme un campanello d’allarme per il vivaio azzurro.
Il super team degli “italiani” al Mondiale 2026
Per dare la misura della qualità presente, basta guardare l’undici ideale che si potrebbe comporre con i soli stranieri di Serie A convocati per il 2026: Maignan in porta, Dumfries e Olivera sugli esterni, Bremer e Ndicka al centro della difesa. A centrocampo Calhanoglu, De Bruyne e Modric. In attacco Nico Paz e Yildiz alle spalle di Lautaro Martinez. Una formazione che farebbe paura a chiunque.
Nel 2022 il cast non era meno illustre: Onana, Dumfries, De Vrij, Bremer, Theo Hernandez, Rabiot, Brozovic, Koopmeiners, Lukaku, Lautaro. Nel 2018 spiccavano Higuain, Dybala, Mertens, Koulibaly, Cuadrado, Perisic, Alisson. Il livello non è mai calato.
Serie A: campionato globale, vivaio in crisi
Il dato del 2010 è illuminante anche per un altro motivo: in quell’edizione l’Italia era presente e contribuiva con i suoi giocatori al totale. Dal 2018 in poi quei numeri sono composti quasi interamente da stranieri. Il contributo dei giocatori italiani al totale “Serie A ai Mondiali” si è progressivamente azzerato.
È la fotografia di un campionato che ha saputo attrarre investimenti stranieri, che ospita stelle di livello mondiale, che rimane un riferimento per molte federazioni al momento di costruire le rose. Ma che ha progressivamente perso il filo con il calcio giocato italiano, quello che alimenta la Nazionale.
Negli anni Novanta e nei primi Duemila la Serie A era sinonimo di calcio italiano forte nel mondo. Oggi è sinonimo di calcio internazionale di qualità ospitato in Italia. Non è necessariamente un fallimento — ma è una trasformazione profonda, e i Mondiali, con la loro impietosa contabilità, la rendono visibile ogni quattro anni.
Il paradosso del 2026 si riassume in una riga: 71 giocatori della Serie A al Mondiale, zero italiani tra loro.
Seguici su
Aggiungi tifosinrete.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.