Mondiali, l’Europa delude all’esordio. Il calcio è davvero cambiato?

Il dominio europeo sul calcio mondiale non è più scontato. I risultati della prima giornata lo dimostrano con numeri impietosi.

Non è mai facile trarre indicazioni dalle primsisime partite dei Mondiali. Le grandi nazionali spesso devono assestarsi, trovare il modo per esprimere i loro valori e magari tirare fuori il meglio solo nella seconda fase. Raramente però succedeva che nelle grandi differenze tra i rapporti di forza arrivassero risultati contro pronostico. C’è chi ha già notato come come nelle prime dieci gare giocate da formazioni europee siano arrivate solo tre vittorie e non è un dato normale considerata la storica supremazia delle squadre sul Vecchio Continente assieme alle Sudamericane.

Il tabellino della prima giornata europea

Delle dieci gare disputate, soltanto Germania, Svezia e Scozia hanno portato a casa i tre punti. I tedeschi hanno travolto Curaçao 7-1, le svedesi hanno liquidato la Tunisia 5-1, la Scozia ha strappato un prezioso 0-1 ad Haiti. Tutto il resto è stato un bollettino di delusioni: la Repubblica Ceca sconfitta dalla Corea del Sud 2-1, la Turchia travolta dall’Australia 2-0, la Spagna bloccata 0-0 da Capo Verde, il Belgio fermato sull’1-1 dall’Egitto, l’Olanda che non riesce ad andare oltre il 2-2 col Giappone. In mezzo, i pareggi di Bosnia con il Canada e Svizzera con il Qatar a completare un quadro tutt’altro che esaltante. Tutte le altre hanno inciampato: pareggi sorprendenti, come quello della Spagna contro Capo Verde o dell’Olanda col Giappone, e vere e proprie sconfitte, come quelle di Cechia e Turchia.

Non è un caso: il calcio extraeuropeo è cresciuto

I Mondiali da anni ci dicono che il gap tecnico tra le confederazioni si è assottigliato. L’Asia e l’Africa producono oggi calciatori che militano nei migliori club del mondo, con schemi tattici sofisticati e una mentalità competitiva che trent’anni fa non esisteva.

La Corea del Sud che batte la Repubblica Ceca 2-1 e il Giappone che pareggia con l’Olanda non sono upset casuali. Sono il risultato di investimenti strutturali, di federazioni che hanno capito come si costruisce una squadra competitiva partendo dal basso.

L’Europa non può più permettersi di dormire

Per decenni il Vecchio Continente ha esportato il calcio nel mondo. Oggi quel mondo lo ha imparato.Le grandi nazionali europee rimangono favorite per la vittoria finale. Ma l’era in cui una squadra europea poteva affrontare avversari extraeuropei come un’esercitazione è finita. Il calcio mondiale si è livellato verso l’alto, e la prima giornata dei Mondiali è lì a ricordarcelo.

Redazione

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