La posizione della UEFA
La UEFA ha espresso forte contrarietà nei confronti della FIFA dopo la decisione di revocare, di fatto, la squalifica a Folarin Balogun.
L’attaccante statunitense, espulso nei sedicesimi di finale del Mondiale contro la Bosnia, avrebbe dovuto scontare da regolamento un turno di stop, ma la sanzione è stata sospesa con la condizionale, consentendogli di essere disponibile per la gara di ottavi di finale contro il Belgio.
In una nota molto dura, la UEFA ha definito la scelta “una linea rossa superata”, sottolineando come il principio della squalifica automatica dopo un’espulsione non sia negoziabile né soggetto a interpretazioni discrezionali. Secondo l’organo europeo, infatti, le regole rappresentano la base imprescindibile della competizione e devono essere applicate in modo uniforme.
La confederazione ha inoltre evidenziato come altri giocatori, in situazioni analoghe, abbiano regolarmente scontato la loro squalifica, criticando quindi una decisione che rischierebbe di creare un precedente pericoloso all’interno dello stesso torneo.
Per la UEFA, la sospensione della sanzione compromette la credibilità del Mondiale e mette a rischio l’integrità del gioco.
Nel comunicato si ribadisce come il calcio si regge sulla certezza delle regole e che un’eccezione di questo tipo, soprattutto in una competizione importante come il Mondiale, può avere conseguenze sull’intero movimento calcistico. La UEFA ha infine definito la decisione “incomprensibile e ingiustificabile”, manifestando il proprio sconcerto per una scelta senza precedenti.
L’intervento di Malagò

Anche Giovanni Malagò, da poco eletto presidente della FIGC, è intervenuto con toni molto accesi sul caso, definendo la vicenda “un’assurdità” e sposando appieno la dura critica della UEFA, sollevando forti dubbi sulla decisione presa dalla FIFA.
Dopo aver analizzato anche l’articolo 27, che secondo lui consentirebbe alla FIFA un margine di intervento non replicabile nei campionati nazionali, si creerebbe una situazione che, se estesa, avrebbe conseguenze “disastrose” per il sistema calcistico.
Proprio per questo ha sottolineato come sia almeno positivo che tale meccanismo non sia applicabile nei campionati e nelle competizioni europee UEFA.
L’ex presidente del CONI ha poi rimarcato come la scelta intrapresa sia arrivata dopo pressioni politiche, richiamando anche quanto riportato da alcune testate internazionali, tra cui il New York Times. A suo parere, si tratterebbe di un precedente molto delicato, capace di minare la credibilità delle regole sportive.
Durissima anche la conclusione, dove ha sottolineato come decisioni di questo tipo rischino di minare non solo la credibilità, ma anche il principio della meritocrazia, alla base di qualunque sport.
Il parere di Klopp
Forte indignazione anche da figure di spicco del calcio internazionale, di cui uno dei più critici direttamente dall’ex allenatore di Borussia Dortmund e Liverpool, ora opinionista per un’emittente tedesca, Jürgen Klopp.

L’allenatore tedesco ha definito, senza troppi giri di parole, “folle” l’eventuale influenza di figure politiche come Trump e Infantino sulle scelte sportive, ribadendo che il calcio appartiene a chi lo vive quotidianamente e non a chi, a suo dire, non ne conosce nemmeno le dinamiche basilari.
Klopp ha sottolineato come nel calcio possano esistere errori arbitrali e decisioni discutibili, ma ha anche ricordato che le regole devono essere rispettate una volta prese, anche quando risultano sbagliate o impopolari.
Secondo il tecnico, peraltro, l’espulsione di Balogun era corretta in base al regolamento e proprio per questo avrebbe dovuto comportare la squalifica automatica. Nonostante ciò, l’attaccante statunitense sarà invece regolarmente in campo contro il Belgio, e, dovesse risultare decisivo nella sfida, accenderebbe ulteriormente il dibattito e il profondo senso di ingiustizia che questa scellerata scelta porta in dote.
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