Quella di Andrea Pirlo commissario tecnico dell’Italia sembrerebbe non essere più una semplice voce, ma una forte candidatura per il nuovo ciclo della Nazionale Italiana. Il nome dell’ex regista di Juventus e Milan è infatti molto in alto sul taccuino di Paolo Maldini, nuovo direttore tecnico, e di Leonardo, advisor, legati anche da un forte rapporto di stima.

Pirlo, libero da incarichi dopo le esperienze in panchina maturate tra Juventus e Sampdoria in Italia e Fatih Karagümrük e United Football Club a livello internazionale, rappresenterebbe una scelta legata alla volontà di costruire un progetto tecnico basato su concetti nuovi.
Il suo obiettivo sarebbe quello di riportare l’Italia ai Mondiali dando alla squadra un’identità ben precisa, basata su un calcio sempre propositivo e sull’innovazione partendo dai giovani.
Il tecnico, che crede molto nel calcio fluido e di interscambi, ha sempre cercato di trasmettere alle sue squadre un impronta basata sul controllo del gioco e sulla capacità dei giocatori di interpretare più ruoli durante la partita.
La sua filosofia era ben nota già durante il percorso di formazione a Coverciano, dove aveva presentato una visione del calcio fondata sul possesso del pallone, sull’aggressività offensiva e sulla partecipazione di tutti gli undici giocatori nelle due fasi di gioco.
Il concetto centrale del suo metodo è quello del cosiddetto “modulo fluido”: una squadra capace di cambiare disposizione tra fase offensiva e difensiva senza perdere equilibrio. Pirlo ha infatti sempre considerato fondamentale il modo in cui i calciatori occupano il campo più che il semplice numero associato allo schema tattico.
Le sue principali fonti di ispirazione arrivano da alcune delle scuole calcistiche più influenti degli ultimi decenni: il Barcellona di Pep Guardiola, l’Ajax di Louis van Gaal, il Milan di Carlo Ancelotti e la Juventus di Antonio Conte. Modelli e modi diversi di concepire il calcio, ma tutti accomunati dalla ricerca del dominio del gioco e dalla capacità di adattarsi alle situazioni della partita.
Pur non volendo ingabbiare i giocatori in un modulo, dal punto di vista pratico, Pirlo ha utilizzato soprattutto il 4-3-3 e il 4-1-4-1 come basi di partenza, sistemi che possono trasformarsi rapidamente a seconda delle esigenze.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda la gestione della linea difensiva. L’idea di Pirlo prevede spesso una difesa apparentemente a quattro, ma con caratteristiche vicine a una linea a tre, con un terzino dalle doti spiccatamente offensive e l’altro più bloccato e prettamente difensivo.

In Nazionale questa interpretazione potrebbe portare a scelte importanti, soprattutto considerando le caratteristiche dei difensori disponibili. Calafiori, Bastoni e Dimarco rappresentano tre profili mancini di altissimo livello per due posizioni, con la possibilità per Dimarco di essere utilizzato anche più avanti. Proprio sugli esterni potrebbe concentrarsi una delle sfide principali per Pirlo. La sua idea di calcio valorizza molto giocatori capaci di saltare l’uomo nell’uno contro uno e creare superiorità sulle fasce. In caso di assenza di profili con queste caratteristiche, il tecnico potrebbe puntare su esterni bassi avanzati e sull’utilizzo di uno o due trequartisti alle spalle della punta.
Applicando le sue idee tattiche alla nostra Nazionale, le scelte sui possibili interpreti offensivi potrebbero ricadere su profili molto diversi: da Federico Chiesa, con cui Pirlo ha già avuto un ottimo rapporto, fino a Zaniolo, Daniel Maldini, Politano e Raspadori.
A questi si aggiungono giovani talenti in crescita come Liberali, Koleosho e altri prospetti che potrebbero entrare progressivamente nel progetto azzurro.

Un altro elemento da valutare riguarda il reparto offensivo. L’Italia, seppur sprovvista di tante ali da uno contro uno, dispone di numerose alternative nel ruolo di centravanti. Kean e Pio Esposito potrebbero diventare centrali nel progetto, con alternative di livello, come Scamacca e Retegui, subito dietro.
Anche giovani attaccanti come Camarda ed Ekhator potrebbero diventare risorse preziose nel medio-lungo periodo, essendo, ad oggi, le punte giovani di maggiore prospettiva.
Equilibrio tra talento individuale e organizzazione collettiva, questa mira ad essere il possibile futuro dell’Italia di Pirlo. Il punto chiave sarà riuscire a portare sul campo da gioco una filosofia teorica molto ambiziosa, sfruttando la qualità dei giocatori disponibili e creando una nuova identità dopo anni di cambiamenti e rivoluzioni, che hanno portato molta confusione all’interno dello spogliatoio azzurro.
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Pirlo non è adatto….Conte o Guardiola 🤞🏻