Il calcio italiano saluta una delle sue figure più rappresentative. Sandro Mazzola è morto all’età di 83 anni, lasciando un patrimonio sportivo e umano che attraversa decenni di storia nerazzurra. A comunicare la scomparsa è stata l’Inter, che ha ricordato il proprio storico numero 10 attraverso una lunga nota ufficiale: “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra”.
Il club ha ripercorso la vita calcistica di un uomo che ha incarnato il rapporto più profondo possibile tra un giocatore e la propria squadra. Mazzola è stato l’Inter per oltre mezzo secolo, prima come calciatore e poi come dirigente, sempre legato a quei colori che hanno rappresentato una parte fondamentale della sua identità.
Nato nel 1942 a Cassano d’Adda, Sandro portava sulle spalle un’eredità enorme. Era il figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga nel 1949. Aveva poco più di sei anni quando perse il padre, ma quel cognome, invece di diventare soltanto un peso, si trasformò in una motivazione per costruire una propria leggenda.
Il calcio entrò presto nella sua vita. Da bambino iniziò il percorso nelle giovanili dell’Inter, una società alla quale sarebbe rimasto fedele per tutta la carriera da calciatore. Il debutto tra i professionisti arrivò nel 1961, nella storica sfida tra Juventus e Inter caratterizzata dalla decisione del club nerazzurro di schierare molti giovani dopo le proteste legate alla gara precedente. In quella occasione Mazzola trovò anche il primo gol, segnando dal dischetto a soli 18 anni.
Sotto la guida di Helenio Herrera diventò uno dei protagonisti assoluti della Grande Inter, una squadra che negli anni Sessanta conquistò il calcio europeo grazie a organizzazione tattica, campioni di livello mondiale e una mentalità vincente. Accanto a compagni come Giacinto Facchetti, Armando Picchi, Luis Suárez, Jair e Mario Corso, Mazzola rappresentò il volto tecnico e carismatico della formazione nerazzurra.
La sua consacrazione internazionale arrivò con la Coppa dei Campioni del 1964, quando l’Inter superò il Real Madrid grazie anche alla sua straordinaria prestazione. La doppietta realizzata nella finale di Vienna contro la formazione spagnola rimane uno dei momenti più celebri della sua carriera.
Nel corso della sua esperienza con la maglia nerazzurra conquistò quattro campionati italiani, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, oltre a numerosi riconoscimenti personali. Nel 1965 si laureò capocannoniere della Serie A con 17 reti, mentre nella stagione 1963-1964 fu il miglior realizzatore della Coppa dei Campioni con sette gol. Nel 1971 arrivò anche il secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle dell’olandese Johan Cruijff.
Il rapporto con l’Inter non terminò dopo il ritiro dal calcio giocato. Mazzola intraprese infatti un percorso dirigenziale, ricoprendo ruoli importanti nella società e contribuendo anche a operazioni di mercato rimaste nella memoria dei tifosi, come l’arrivo di Ronaldo il Fenomeno.
Anche con la Nazionale italiana Sandro Mazzola ha rappresentato un punto di riferimento. Con 70 presenze e 22 gol in azzurro, fu protagonista della vittoria agli Europei del 1968 e di uno dei capitoli più discussi della storia della selezione italiana: la celebre alternanza con Gianni Rivera durante il Mondiale del 1970 in Messico. Una contrapposizione tecnica che divise l’opinione pubblica tra due modi diversi di interpretare il ruolo di fantasista.
Dietro il campione è rimasto il ricordo di una persona profondamente legata ai valori dello sport. L’Inter ha ricordato anche un suo desiderio personale, racchiuso nelle parole: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”.
Con Sandro Mazzola scompare una delle ultime grandi testimonianze del calcio romantico italiano, quello delle bandiere, dell’appartenenza e dei giocatori capaci di identificare la propria storia con quella di una sola maglia.
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