Quello del “pezzotto” e della pirateria in generale è un problema che nasce da molto lontano. Chiunque lavori nel settore dell’intrattenimento online sa che, per ogni persona che decide di pagare l’abbonamento per vedere un evento sportivo, un film o un videogioco, ce n’è un’altra, e forse anche più di una, che online trova il modo di godere del servizio richiesto senza pagare.
Questo accade per i videogiochi, per i film, per le serie tv e, ovviamente, per il calcio. Per quanto riguarda il settore calcistico, ma anche degli sport in generale, molto spesso l’utente medio si lamenta dei prezzi troppo elevati per fruire della visione legale del suo sport preferito.
In realtà l’Italia è messa molto bene in questa particolare classifica, i prezzi per godersi la Serie A su DAZN o una partita di qualunque competizione europea su Sky non sono affatto alti se paragonati ai prezzi presenti all’estero. Prendendo le cifre degli altri top campionati europei, i prezzi italiani sono più che abbordabili. Nonostante ciò la cifra dei pirati virtuali non diminuisce, anzi, e questo pone chi deve trattare i diritti per il nostro campionato in seria difficoltà, visto che deve contrattare un prodotto che sa che sarà visto da centinaia di migliaia di persone gratis.
Questo non solo danneggia i fornitori del servizio, ma anche gli utenti, perché se un’azienda decide di puntare sulla Serie A si aspetta un certo quantitativo di introiti che, per colpa della pirateria, non arrivano. A quel punto, in difficoltà, cercano di aumentare leggermente i prezzi per rientrare con le spese, invano. Il risultato è un cane che si morde la coda: gli utenti rimasti diventano sempre meno a causa dei costi e, quando si aspetterebbero un premio per la fedeltà dimostrata, gli arriva solo l’ennesimo aumento delle quote, con conseguente delusione, valutando di passare anche lui al “pezzotto”
Ma come potranno in futuro cercare di fermare questo fenomeno? Da Settembre è già in funzione la piattaforma Piracy Shield. Messa a punto dallo Studio Previti e donata dalla Lega Serie A all’AGCOM, è pensata per intervenire su due fronti, intercettando sia chi diffonde il segnale pirata e sia chi ne sta usufruendo.
Il Commissario AGCOM ha annunciato qualche giorno fa l’arrivo del protocollo che dovrebbe consentire di applicare in maniera semplice le sanzioni da 150 a 5.000 euro previste da un’apposita legge approvata lo scorso anno. L’obiettivo è dunque quello di identificare gli indirizzi IP di chi diffonde il segnale pirata e degli utenti che lo visualizzano, così da poterli rintracciare, bloccare e multare. Questo blocco è automatico, non è previsto un controllo umano, motivo per cui è stata creata una lista di siti che non possono essere interessati dalle segnalazioni.
Purtroppo tutto ciò non è bastato per proteggere i siti legali, che sono stati bloccati in quanto si sono trovati a condividere il proprio indirizzo IP con quelli illegali (grazie ad appositi stratagemmi dei pirati informatici). Motivo per cui si è lavorato a una versione 2.0 di Piracy Shield, che entrerà in funzione tra qualche settimana: Google potrebbe aiutare il dialogo e la procedura, finalmente, si è trovata la quadra sul famoso protocollo tra Procura e Guardia di Finanza, che consentirà di scambiarsi informazioni per identificare gli utenti che fruiscono dei servizi pirata.