Giovani, stadi e VAR: i pensieri del presidente Gravina   

Il presidente della FIGC fa un’analisi a tutto tondo su quelli che ritiene siano i problemi da risolvere per aiutare il sistema calcio italiano a rifiorire

In una lunga intervista concessa al Messaggero Veneto, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha toccato molti temi, passando dalla gestione dei giovani agli stadi per poi concludere parlando di VAR, di gioco effettivo e dei valori che il calcio dovrebbe ispirare.

Nello specifico, sui giovani si è così espresso: “Negli ultimi cinque anni di nostra governance abbiamo avuto i risultati migliori nelle giovanili. Dalla U20 alla U19 fino al nostro orgoglio: la Nazionale Under 17 , il simbolo di una progettualità. Quei ragazzi hanno battuto 3-0 il fortissimo Portogallo anche in intensità e gioco. Ecco, non mancherà molto che l’Italia tornerà a essere riferimento con la nazionale maggiore, tornerà nella ristretta cerchia dei grandi mondiali. Perché i talenti li abbiamo, rincresce vedere però come spesso non vengono utilizzati dai club, penso a Camarda del Milan. Il talento ha bisogno di opportunità, all’estero le danno“.

Nessun pelo sulla lingua dunque per il presidente della FIGC, che non solo bacchetta il sistema calcio italiano, a suo dire troppo conservativo nel lanciare i giovani, ma manda una frecciatina direttamente al Milan.

Poi c’è anche un passaggio sul VAR e sul tempo di gioco effettivo, preannunciando cambiamenti per il futuro: “Sulla video-assistenza arbitrale (VAR light), grazie alla tecnologia, si possono fare passi avanti, a breve con la sperimentazione anche nella Lega Pro o nella serie D ove sia possibile con gli impianti. Poi credo che sia necessario puntare sul tempo di gioco effettivo, abbiamo scoperto dai dati dello scorso campionato che alcune squadre hanno finito per disputare qualche partita in meno a forza di interruzioni”.

Infine esprime un breve pensiero sul tema diritti tv, invocando la riscoperta di alcuni valori come l’identità territoriale: “Credo che i diritti televisivi diminuiranno per i campionati domestici e aumenteranno per la competizioni internazionali, in testa Champions ed Europa League, e questo provocherà dei guai in futuro. Ecco, dovremmo essere pronti ad accompagnare un processo inevitabilmente legato all’economia affrontandolo e riscoprendo magari valori come l’identità territoriale, la passione per il calcio e altro”.

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