Non tutti seguono il calcio dilettantistico e potrebbero non sapere che categorie come la Serie D impongono l’obbligo di schierare sempre tre giovani tra gli undici. Ogni allenatore deve tenere sempre in campo almeno un classe 2004, almeno un classe 2005 e almeno un classe 2006 (fino all’anno scorso erano quattro i giovani da schierare da regolamento). Molti calciatori giovani beneficiano di questi spazi e riescono a trovare spazio solo nella prima parte della loro carriera, salvo poi perdersi quando magari le loro qualità non sono cresciute al punte da potersi ritagliare uno spazio nelle otto caselle over. La regola fa sempre discutere, anche perché nella maggior parte dei casi le posizioni scelte per i giovani sono quelle di portieri ed esterno difensivo.
L’idea generale è far sì che le categorie inferiori siano una sorta di serbatoio per il calcio professionistico, in cui i giovani possono avere un maggiore spazio per maturare. Non avviene così spesso, ma è bene precisare che ci sono tante storie di calciatori che provengono dai dilettanti e che sono arrivati al top assoluto. Negli anni ’90 si parlava di Torricelli, negli anni 2000 l’esempio più fulgido è stato Fabio Grosso. Uno che, ad inizio carriera, aveva fatto tanta gavetta in Eccellenza con il Renato Curi, per poi giocare diversi campionati di Serie C2.
Da lì a tirare il rigore che ha consegnato il Mondiale all’Italia il passo non è stato così lungo. Ma si tratta di una storia che può essere da esempio per i ragazzi che giocano nelle categorie inferiori a dare sempre il massimo, perché chi ha qualità può davvero arrivare dove merita.
L’esempio più recente è quello di Andrea Cambiaso. Il calciatore della Juventus si sta imponendo anche in Nazionale a a 24 anni ha la possibilità di costruire una carriera di livello internazionale. Lui è partito dalla D: due campionati da protagonista con Albissola e Savona attorno ai 18 anni, prima del salto in Serie C all’Alessandria. La sua carriera è stata un crescendo che lo ha visto poi indossare le maglie di Empoli (Serie B), Genoa e Bologna. Una crescita graduale che lo sta portando ad un livello che può essere ancora migliorato e che forse racconta come per i giocatori possa essere meglio farsi le “ossa” in campionati minori, anziché accontentarsi di ruoli da comprimari in categorie migliori.
E gli esempi negli ultimi anni sono tanti. Dalla D, ad esempio, ci è passato anche l’interista Acerbi (a Renate) prima di affermarsi a Pavia in C2 e farsi notare dalla Reggina che lo portò in Serie B prima di cederlo al Genoa. Dalla D ed alla C ci è passato anche l’esterno sinistro della Fiorentina Fabiano Parisi. il laziale Manuel Lazzari, il leccese Baschirotto, il genoano Bani, il fresco esordiente in Nazionale dell’Udinese Lucca e ovviamente anche Federico Gatti sempre della Juventus.
La lista di questi tempi sembra davvero lunga.