Chi crede di più nei giovani?

Analisi sulle età medie e sul numero di debuttanti nei top cinque campionati europei

Una critica che spesso veniva mossa alle squadre italiane è quella di credere troppo poco nei giovani e di mandarli troppo spesso in prestito in categorie minori. Negli ultimi tempi, però, c’è da dire che la tendenza si sta invertendo e, anche correndo qualche rischio, gli allenatori nostrani stanno gettando nella mischia giocatori anche sotto i diciotto anni per saggiarne le qualità.

L’ultimo esempio l’abbiamo avuto questa settimana, quando Gilardino, un po’ a corto di uomini, ha deciso di far esordire il giovanissimo Honest Ahanor, 16 anni e 7 mesi, mettendolo in marcatura su Nico Gonzalez, non certo uno degli ultimi arrivati. Il giovane classe 2008 non ha affatto sfigurato, pur essendo per quest’anno il più giovane ad aver messo piede su un campo di Serie A. Ci stiamo abituando a vedere molti giovani anche nella Juventus di Thiago Motta: Rouhi nell’ultima partita con il Genoa, Savona prima di lui, Mbangula, senza dimenticare Yildiz che è pur sempre un classe 2005.

Guardando in casa Roma, Niccolò Pisilli è stato decisivo nell’ultimo turno. Il classe 2004 ha salvato la Roma nel match all’Olimpico contro il Venezia, siglando il 2-1 nei minuti finali. Il Milan, infine, detiene il record per il più giovane debuttante in Serie A, quando, nella scorsa stagione, ha fatto esordire Francesco Camarda ad appena 15 anni e 8 mesi.

Anche le statistiche confermano questa nuova tendenza: come si evince dal grafico sottostante, l’età media della Serie A (26,19 anni) è addirittura sotto a quella della Premier League (26,41 anni), campionato che pochi anni fa si indicava come il modello da seguire. La Ligue 1 ad oggi è il campionato più giovane, con l’età media stimata in circa 25 anni e mezzo.

Analizzando i debuttanti U20 dei cinque top campionati, possiamo constatare come la Francia guidi nettamente la classifica con ben ventisette Under 20 lanciati. La Serie A, con sedici U20 messi in campo, segue al secondo posto, mentre Premier League e Liga sono all’ultimo posto con soli dieci giovani lanciati.

Un dato che qualche anno fa sarebbe stato impronosticabile. Probabilmente, con gli enormi introiti che hanno, le squadre inglesi puntano, in sede di calciomercato, su calciatori più esperti e formati e meno sui giovani, che vanno svezzati e aspettati. Per quanto riguarda le spagnole, c’è una contrapposizione tra la grande cultura dei giovani che hanno alcune squadre, vedasi il Barcellona con la famosa Cantera, e quella di prendere giocatori già pronti e performanti da subito, per avere risultati nell’immediato. In Ligue 1 si crede molto nei giovani e in particolare nei giovani francesi.

I club transalpini scelgono spesso di vendere i loro gioielli alle altre big europee a cifre considerevoli, per poi rimpiazzarli con altri giovani talenti. La stessa cultura c’è anche in Germania, grazie a politiche orientate alla formazione e alla valorizzazione dei giovani, molti calciatori esordiscono presto in prima squadra e si fanno notare anche a livello internazionale.

 

 

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