Nell’ultimo turno di campionato le decisioni arbitrali hanno lasciato più di un dubbio. Le recriminazioni riguardano nello specifico più di una partita: in Juventus-Cagliari la direzione di Marinelli è stata criticata per l’espulsione con doppio giallo per la simulazione di Conceicao e per un episodio dubbio tra Savona e Luvumbo in area del Cagliari. Il direttore di gara La Penna, invece, è stato preso di mira principalmente per il mancato rigore su Baldanzi nel finale di Monza-Roma. All’87’, infatti, il giallorosso riceve un pestone da Kyriakopoulos all’interno dell’area. Si tratta, in teoria, di “step on foot”, che dovrebbe comportare quindi l’assegnazione del penalty, ma La Penna e il Var Aureliano non sono di quest’avviso. In Fiorentina-Roma, invece, le critiche all’indirizzo dell’arbitro Pairetto sono arrivate direttamente da Fonseca, che si è espresso molto nettamente dichiarando di non voler contribuire a questo circo.
Dopo le numerose polemiche per le decisioni controverse dei direttori di gara, Rocchi, responsabile della Commissione Arbitri Nazionale, ha riconosciuto che la situazione inizia a farsi preoccupante. Nel corso dell’evento “Giustizia in goal” infatti, ha lasciato intendere a chiare parole di essere insoddisfatto degli arbitraggi dell’ultima giornata. Ha inoltre espresso chiaramente la necessità di modifiche radicali nel sistema arbitrale, per ridurre gli errori in campo che stanno alimentando i veleni e le tensioni su molte piazze importanti.
Si è deciso quindi di correre ai ripari e, tra le soluzioni al vaglio, si ipotizza la separazione delle carriere tra arbitri e Var, per evitare confusione e sovrapposizioni di ruoli. È anche stata menzionata la possibilità di introdurre il cosiddetto “Var a chiamata”, dando alle squadre l’opportunità di richiedere revisioni video in momenti specifici della gara. Nel dettaglio, il Var continuerebbe a intervenire autonomamente solo per gli episodi di fuorigioco e, per altri momenti chiave come rigori o espulsioni, sarebbe la squadra a decidere se richiedere l’uso del Video Assistant Referee.
Gli allenatori, quindi, potrebbero decidere autonomamente di mandare l’arbitro al monitor per rivedere un’azione che ritengono dubbia. Rocchi fa notare inoltre come sull’interpretazione personale degli arbitri si possa discutere per settimane, ma che non va dimenticato che il calcio è anche soggettività e che dietro ogni interpretazione personale c’è una filosofia differente. L’obiettivo perciò è trovare una linea in cui tutti possano ritrovarsi.
Nonostante queste dichiarazioni, Rocchi ha anche tenuto a sottolineare che la qualità degli arbitri è in crescita e che il lavoro procede nella direzione giusta, tanto che molti addetti italiani al Var sono anche richiesti all’estero, dove la situazione arbitrale sarebbe persino più complessa.
Vedremo nei prossimi giorni se questa apertura sulle riforme si tradurrà in un’accelerazione nella loro introduzione o se a queste dichiarazioni seguirà un nulla di fatto, lasciando il calcio italiano annegare di nuovo nell’attendismo.