Quella che sembrava una certezza è stata smentita: Vinicius Jr., l’attaccante del Real Madrid considerato praticamente “destinato” al Pallone d’oro, è rimasto con la sua squadra a Madrid, obbligato dallo staff dirigenziale a non presentarsi alla cerimonia una volta avvisato che non avrebbe vinto. La vicenda ha assunto toni quasi farseschi, con la squadra di Florentino Perez che, forte di anticipazioni rivelatesi poi completamente sbagliate, aveva già organizzato un volo per Parigi con una delegazione imponente, volo poi annullato all’ultimo momento, non appena il club è stato avvisato del fraintendimento.
Il brasiliano, alla consegna del premio a Rodri, ha scritto su X:”Lo farei altre dieci volte se necessario”, riferendosi alla scelta di disertare la cerimonia. Tra i suoi compagni di squadra, Camavinga lo sostiene, scrivendo anch’egli su X:”Tu sei il migliore al mondo, nessun premio può dire il contrario”
Con questa decisione, il Real Madrid si è mostrato tutt’altro che incline a vedere il Pallone d’oro sfuggire al suo controllo, nonostante il suo ruolo storico, le sue glorie e i suoi campioni come Di Stefano, Puskas, Raul, Zidane, Cristiano Ronaldo, Modric ecc.
Il club, infatti, ha spesso interpretato sé stesso come una sorta di istituzione del calcio, al punto da aspirare a ruoli esclusivi. Tuttavia il mondo del calcio evolve, e con esso i parametri che determinano l’eccellenza: oggi il premio va a un calciatore come Rodri, ponendo l’accento anche e più sulle competizioni tra nazioni piuttosto che sui successi ottenuti con le squadre di club.
L’assegnazione del Pallone d’oro a Rodri non è solo una vittoria personale, ma un riconoscimento a una Spagna che ha entusiasmato con un calcio divertente, lineare ed efficace, trionfando su squadre come Italia, Germania, Francia e Inghilterra. Questa scelta segna un cambio di prospettiva, celebrando un centrocampista che non ha il ruolo tipico del trascinatore offensivo, ma che ha dimostrato quanto l’essenza del gioco risieda nella qualità del collettivo. Un cambio che rompe con il tradizionale focus su centravanti e numeri 10, riservando la vittoria a chi ha fatto della semplicità e della tecnica la sua forza.
Questa decisione non è comune, e non sono molti i difensori e centrocampisti premiati nella storia del Pallone d’oro: poche le eccezioni, come Yashin in porta, Beckenbauer come libero, il tedesco Sammer e il centrale italiano Cannavaro, a cui va l’ultimo premio d’oro assegnato a un centrale puro e classico.