Rino Gattuso per un paio di generazioni è stato un vero e proprio idolo: in mezzo a campioni dalla tecnica sopraffina come Pirlo, Seedorf, Kakà ma anche Totti, Del Piero e tutti i fenomeni che ha avuto come compagni nel Milan e in Nazionale ci è sempre stato alla grande. Lo ha fatto con i suoi mezzi: quelli di inesauribile motorino di centrocampo, di grande centrocampista dal punto di vista dell’intelligenza tattica e con la voglia di non mollare mai.
Gattuso simoblo del calcio italiano
A suo modo è stato campione anche lui, perché la sua carriera straordinaria non va minimizzata ma presa come esempio di chi ha saputo essere fenomeno sfruttando le sue caratteristiche. Ed è un esempio chiaro rispetto a ciò che serve alla Nazionale per uscire da un oblio, dove non ci sono i fuoriclasse di un tempo ma un gruppo di buoni calciatori che ha la possibilità di fare meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi anni.
All’Italia serve un gruppo che creda nelle proprie possibilità
Gattuso, a livello di vittorie da allenatore, non ha il curriculum da tecnico di Lippi o Mancini quando sono diventati ct. Ha però il carisma per dare alla squadra quella svolta caratteriale di cui sembra avere bisogno. Anche perché spesso si dice che per chi alle la Nazionale non conta tanto la capacità di inculcare le proprie idee tecniche e tattiche, quanto quella di costruire un gruppo. Un aspetto che conta molto in un ambito in cui, con pochi allenamenti, c’è poca possibilità di plasmare a propria immagine e somiglianza una selezione.
“Gattuso è un simbolo del calcio italiano – ha dichiarato il presidente della FIGC Gabriele Gravina nel comunicato di annuncio – l’azzurro per lui è come una seconda pelle.Le sue motivazioni, la sua professionalità e la sua esperienza saranno fondamentali per affrontare al meglio i prossimi impegni della Nazionale”.