Dal trionfo del 2006 alla ricerca del nuovo CT, l’Italia guarda ai protagonisti di Berlino per ripartire dopo l’era Spalletti.
Dopo il rifiuto di Claudio Ranieri, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha ristretto la rosa dei candidati a tre ex azzurri del Mondiale tedesco: Rino Gattuso, Fabio Cannavaro e Daniele De Rossi. Il profilo preferito? Al momento, è proprio Gattuso a guidare la corsa.
Nel giro di 24 ore si attende una decisione definitiva, con Gravina pronto a puntare su una figura carismatica, disponibile nell’immediato e in grado di rigenerare mentalmente un gruppo apparso scarico e spento nell’ultimo mese.
Le caratteristiche ricercate sono chiare: forte personalità, visione di gioco, prontezza contrattuale e un’immagine pubblica all’altezza del ruolo.
Gattuso, il favorito
Grinta, concretezza e leadership: l’identikit di Gattuso sembra cucito su misura per il nuovo ciclo. Dopo esperienze rilevanti al Milan, al Napoli (dove ha conquistato la Coppa Italia), e in club internazionali come Siviglia, Marsiglia e Hajduk Spalato, ha affinato un approccio tattico più complesso di quanto spesso percepito.
Il suo calcio, aggressivo ma organizzato, si ispira a un “ringhismo” evoluto, fatto di pressing alto, verticalità e spirito battagliero. Predilige il 4-2-3-1, ma ha mostrato flessibilità anche con altri moduli, come il 4-3-3 e la difesa a tre.
Gattuso è libero da vincoli contrattuali, un vantaggio logistico rispetto a De Rossi, attualmente legato alla Roma. Il suo passato da guerriero azzurro e la capacità di infondere energia sembrano rispondere perfettamente alle richieste del momento: niente poesia, ma concretezza tattica e cuore in campo.
Cannavaro, il capitano

Immagine internazionale e conoscenze tattiche avanzate fanno di Fabio Cannavaro una valida alternativa. Il capitano del 2006, pallone d’oro e simbolo della coppa sollevata a Berlino, ha maturato anche lui una carriera da tecnico all’estero, tra Cina, Arabia Saudita, Emirati e Croazia.
È stato campione in Cina con il Guangzhou, ha allenato la nazionale cinese e recentemente la Dinamo Zagabria. Le sue formazioni privilegiano moduli come il 4-3-3 o il 3-4-3, con un gioco ad alta intensità, verticale e dinamico, ispirato a filosofie come quella di Klopp.
“Non conta il possesso, ma il ritmo“, dice Cannavaro, convinto che l’aggressività sia la chiave del calcio moderno. Il suo unico svantaggio potrebbe essere la percezione italiana di una carriera in club “minori”, ma il suo profilo resta fortemente considerato, specie per il bagaglio internazionale accumulato.
De Rossi, l’outsider

Daniele De Rossi, esonerato ad inizio anno dalla Roma dopo l’esperienza alla Spal, si distingue per la versatilità tattica e il carisma innato.
Ha guidato i giallorossi con personalità, alternando moduli come il 4-2-3-1 e il 3-4-2-1, sfruttando movimenti laterali e cambi di posizione per sorprendere gli avversari, come evidenziato nei quarti di Europa League contro il Milan.
Le sue idee derivano da tecnici come Spalletti, Luis Enrique e Conte, di cui ha sposato l’ossessione per l’identità di gioco.
Anche De Rossi, nel suo passato, ha beneficiato della stima di Lippi che lo volle tra i grandi nel 2006, strappandolo all’Under 21.
È considerato un predestinato del mestiere, ma la sua attuale posizione alla Roma rende più complesso l’eventuale passaggio in azzurro, anche se tutt’altro che impossibile. Forse è il più acerbo dei tre, ma viene tenuto in forte considerazione ugualmente per la panchina degli Azzurri.