Per qualcuno non è calcio, ma la verità è che forse non è più ipotizzabile l’idea di fare a meno della tecnologia sul campo. Troppo vantaggiosa l’idea di correggere eventuali ingiustizie legate a sviste, a errori o a situazioni difficili da leggere per l’occhio umano. Così la sensazione è che non si possa più tornare indietro, così come che serva lavorare per trovare un compromesso giusto tra la necessità di sfruttare la modernità e quella di tutelare la parte reale del calcio. Arbitro e impegno ad evitare le perdite di tempo compreso. Ecco perché nelle ultime settimane è tornata ad animare il dibattito la possibilità che venga introdotto il Challenge, il Var a chiamata. Una cosa che esiste già in altri sport.
Come funziona il Challenge, Var a chiamata
L’ipotesi è che ogni squadra abbia la possibilità di richiedere autonomanete la valutaizone di un episodio attraverso la tecnologia a propria discrezione. Una o due chiamate per tempo, in cui si invita l’arbitro a farsi assistere dal Var. Nel caso in cui la chiamata sia valida e quindi si arrivi ad una correzione della decisione maturata in campo, la chiamata non viene decurtata. In caso contrario si va ad eliminare la possibilità di richiedere l’intervento. Esiste già in altri sport e il rischio è che, a chiamate esaurite, non si possa più andare ad intervenire su errori grossolani.
Soluzione analoga alla Serie C
Questo permetterebbe di evitare le interruzioni continue, sebbene esista l’ipotesi che si potrebbe continuare ad avvalersi in modo automatico della tecnologia per situazioni oggettive risolvibili in poco tempo (fuorigioco ad esempio). Una situazione del genere è già in corso in Serie C. Di certo sembrano essere non pochi i pareri favorevoli. Non resta che attendere e capire se davvero ci sono i margini affinché si intraprenda questa strada-