Tra analisi precise e opinioni controcorrente, il noto giornalista ha saputo creare un modo unico di raccontare il calcio
IL PERSONAGGIO. La figura di Mario Sconcerti ha segnato un’epoca, nel bene e nel male. In pochi negli ultimi decenni hanno saputo scatenare discussioni infuocate intorno al mondo del pallone come lui. Pareri netti o complessi che fossero, popolari o impopolari, il giornalista toscano si ĆØ imposto come l’editorialista calcistico per antonomasia.
LA STORIA. Nato a Firenze nel 1948, Sconcerti ĆØ stato un giornalista di punta nelle redazioni sportive più prestigiose sin dalla giovane etĆ . Direttore del Corriere dello Sport e del Secolo XIX, vice direttore della Gazzetta dello Sport, nonchĆ© fondatore delle pagine sportive di Repubblica. L’approdo in tv su Sky e Rai ne hanno ampliato la fama, facendo conoscere al grande pubblico la sua grande capacitĆ di analisi, ma anche la sua indole a non essere mai scontato nelle opinioni.
Nella sua carriera anche una parentesi da direttore generale della Fiorentina in un periodo complicato per la viola, giunta alla fine dell’era Cecchi Gori. Indimenticabili alcuni suoi confronti in diretta tv che hanno strappato sorrisi e titoli ai giornali.
A modo suo Sconcerti ha segnato un’epoca, quella in cui il binomio calcio-media si ĆØ cementato e ha reso figure come la sua indispensabili per raccontare il campo in maniera coinvolgente. Certamente un giornalista divisivo, capace di esprimere frasi al limite della blasfemia sportiva, ma di sicuro un uomo mai banale di cui se ne sentirĆ la mancanza.