Como-Empoli 1-1
Nel primo tempo il Como prova a controllare il gioco con il possesso palla, puntando sulle iniziative di Diao, ma fatica a trovare spazi.
L’Empoli si chiude bene e rischia poco, anche se al 19’ una rete di Goldaniga, sugli sviluppi di un corner, viene annullata per fuorigioco.
I toscani crescono col passare dei minuti e sfiorano il vantaggio: Grassi colpisce il palo al 38’, poi Kouamé sfiora il gol con un colpo di testa in tuffo.
Nella ripresa l’Empoli parte forte, ma è il Como a sbloccare il match al 61’: Vojvoda serve Douvikas, che a tu per tu con il portiere non sbaglia.
I lariani sembrano in controllo, ma sprecano il raddoppio e si disuniscono. Al 75’ arriva il pareggio dell’Empoli: Kouamé colpisce di testa su assist di Pezzella e trova il suo primo gol stagionale.
Il finale è teso: Ikoné manca una buona occasione per i padroni di casa, mentre l’Empoli sfiora il colpaccio con un’altra clamorosa chance sprecata da Kouamé.
I toscani restano in dieci nel recupero per l’espulsione di Fazzini, ma riescono a difendere il punto fino al triplice fischio. Acceso il confronto finale tra i due tecnici, segno di una gara ad altissima intensità.
Il Como sale così a 30 punti, mentre l’Empoli aggancia quota 23, rimanendo comunque terzultimo in classifica, a due lunghezze da Lecce e Parma, dirette concorrenti per la salvezza.
Venezia-Bologna 0-1
Il primo tempo è povero di emozioni, con pochi spunti degni di nota. La prima vera occasione arriva al 31′ con Zerbin, ma Skorupski salva.
Orsolini risponde al 34′ con un tiro debole, mentre Idzes di testa sfiora il vantaggio per il Venezia. Nel recupero, Radu sbaglia l’uscita ma rimedia su Orsolini, evitando il peggio per i padroni di casa.
Dopo l’intervallo, il match si decide subito: al 49’ Cambiaghi crossa sul secondo palo, Orsolini anticipa Ellertsson e segna al volo con un sinistro spettacolare.
Un gol da incorniciare che spezza l’equilibrio e dà il via al forcing del Venezia. Gli arancioneroverdi provano a reagire, ma sbattono contro un attento Skorupski, bravo su Ellertsson e Yeboah, mentre Busio spreca una grande occasione.
I cambi di Di Francesco non portano effetti concreti: entrano Yeboah, Conde, Haps, Gytkjaer e Duncan, ma il gol continua a mancare. Il Bologna di Italiano, pur privo di Castro e con una manovra meno fluida del solito, riesce comunque a portare a casa tre punti fondamentali.
Juventus-Genoa 1-0
L’avvio è tutto bianconero, con la Juve che aggredisce subito con energia e intensità, andando a caccia della profondità e pressando alto.
Il Genoa, compatto e ben organizzato, si difende con ordine e cerca sbocchi centrali attraverso lanci lunghi e inserimenti dei centrocampisti.
Le prime occasioni nascono da un cross di Koopmeiners respinto da Vasquez e una ripartenza velenosa di Nico Gonzalez. Gatti ferma Pinamonti in area e Di Gregorio si oppone a un tiro insidioso di Frendrup.

L’aggressività juventina si concretizza al minuto 27: Yildiz riceve da Vlahovic, supera De Winter con eleganza e batte Leali con un preciso destro, regalando il vantaggio ai bianconeri.
Il Genoa reagisce al colpo con determinazione, alzando il baricentro e cercando più verticalità, ma il primo tempo si chiude con i rossoblù in controllo del possesso e la Juve attenta a difendere il vantaggio.
La ripresa si apre senza cambi, ma con un Genoa più propositivo soprattutto sulla corsia di Zanoli, mentre i padroni di casa faticano ad avviare l’azione da dietro.
Yildiz spreca una chance in ripartenza e poco dopo Pinamonti sfiora il pareggio con una girata al volo su assist di Zanoli.
Il Genoa continua a spingere, sfruttando la posizione tra le linee di Masina, ma la Juve risponde con fisicità nei duelli individuali e prova a sfruttare gli spazi con le giocate rapide di Yildiz. Vlahovic e Koopmeiners sfiorano il raddoppio, ma le occasioni spingono entrambi i tecnici a cambiare.
I nuovi ingressi ravvivano la partita: Leali respinge una potente incornata di Kalulu, mentre un traversone di Locatelli sfiora il palo opposto. Il Genoa però non molla e ci prova con Malinovsky e Ekuban, senza trovare fortuna.
Nel finale, è la Juventus a sfiorare il colpo del KO: Thuram parte in progressione, serve Weah che si presenta davanti a Leali, ma il portiere del Genoa salva ancora una volta i suoi con un intervento decisivo.
Con il fischio finale, la Juve può festeggiare il primo successo dell’era Tudor, segnato da solidità difensiva, ritmo alto e ripartenze pericolose, mentre il Genoa esce sconfitto ma con segnali incoraggianti.
Lecce-Roma 0-1
La Roma continua la sua marcia vincente in trasferta, imponendosi per la quarta volta consecutiva con il minimo scarto lontano dall’Olimpico.
A Lecce è bastato un gol, sofferto ma decisivo, per conquistare tre punti fondamentali nella corsa all’Europa. Il successo, il quinto nelle ultime cinque gare di campionato, rilancia anche le speranze verso un obiettivo che sembrava utopico: quel quarto posto occupato attualmente dal Bologna, ora non più così irraggiungibile.
A spezzare l’equilibrio è stato Artem Dovbyk, che si è preso la scena come già accaduto nella sfida pre-sosta contro il Cagliari.
Dopo una gara opaca, condizionata dal duello fisico con il rientrante Gaspar, l’ucraino ha trovato la giocata decisiva: doppio dribbling e conclusione sul primo palo, sorprendente più per tempismo che per forza o precisione.
Una scelta tecnica di Ranieri, che ha preferito togliere Soulé anziché Shomurodov, si è rivelata ancora una volta azzeccata.
Con questa vittoria, la Roma sale a sette successi consecutivi in campionato, di cui cinque in trasferta. Non solo: nelle ultime quattro gare lontano da casa la porta è rimasta inviolata, segno di una solidità difensiva ritrovata che alimenta sogni ambiziosi per il finale di stagione.
Sul fronte opposto, il Lecce conferma il suo momento difficile. La squadra di Giampaolo ha messo in campo determinazione e impegno, ma la fase offensiva continua a deludere. Svilar non è stato mai realmente impegnato, e le potenziali occasioni non si sono trasformate in pericoli concreti.
La zona retrocessione resta distante solo due punti e la serie di cinque sconfitte consecutive comincia a pesare, soprattutto in vista del rush finale.
Cagliari-Monza 3-0
Il Cagliari compie un passo decisivo verso la permanenza in Serie A, travolgendo il Monza con un secco 3-0 in uno scontro fondamentale per la zona bassa della classifica.
La vittoria permette ai rossoblù di portarsi a sei lunghezze di vantaggio sulla terzultima posizione, consolidando una rimonta che, solo poche settimane fa, sembrava molto più complicata.
Il primo tempo è avaro di emozioni, con poche opportunità per entrambe le squadre: un’occasione per Bianco tra gli ospiti e una risposta di Viola per i padroni di casa. Ma è nella ripresa che la squadra di Nicola cambia marcia e prende in mano la gara.
Dopo appena quattro minuti dalla ripresa, il Cagliari sblocca il risultato. Augello mette in mezzo un cross preciso dalla fascia sinistra, D’Ambrosio sbaglia il tempo in marcatura e Viola, di testa, trova il vantaggio per i sardi. Il gol cambia completamente il volto della partita, e il Monza fatica a reagire.
La sostituzione tra Viola e Gaetano, avvenuta allo scoccare dell’ora di gioco, si rivela determinante. Al 73’, infatti, è proprio Gaetano a firmare il raddoppio con una punizione perfetta, che supera la barriera e si insacca alle spalle di Turati, mettendo di fatto in cassaforte il risultato.
Nel recupero arriva anche il sigillo finale. Al 92’, Gaetano lancia Luvumbo in campo aperto e l’attaccante, entrato anche lui a partita in corso, chiude i conti con un sinistro diagonale che fissa il punteggio sul 3-0.
Una rete che certifica la superiorità del Cagliari nella seconda parte del match e premia le scelte tattiche di Nicola.
Per il Monza è un altro passo falso pesantissimo. La formazione di Nesta resta all’ultimo posto, ora distante dieci punti dalla zona salvezza, e vede la permanenza nella massima serie sempre più lontana. I brianzoli pagano le solite disattenzioni difensive e una mancanza di reattività che li ha condannati nella ripresa.
Il Cagliari, invece, può guardare al futuro con un cauto ottimismo, forte di un successo che potrebbe valere ben più dei tre punti, in una giornata che rischia di segnare la svolta nella corsa salvezza.
Fiorentina-Atalanta 1-0
L’avvio della Viola è arrembante. Squadra alta, corta e compatta, padrona del possesso grazie al trio Mandragora-Cataldi-Fagioli, capace di orchestrare il gioco con precisione e dinamismo.
La Fiorentina spinge sugli esterni, cerca verticalizzazioni rapide e si rende pericolosa con Kean, che prima protesta per un contatto in area e poi manca lo specchio da fuori. Parisi spreca una ripartenza, ma l’inerzia è tutta viola.
L’Atalanta parte in sordina, troppo bassa e poco reattiva. Solo dopo il primo quarto d’ora inizia a risalire il campo, tentando qualche affondo sulle fasce.

Il match resta equilibrato fino a un errore decisivo: Hien perde palla a centrocampo e Kean, glaciale, batte Carnesecchi in uno contro uno. È il gol che spezza l’equilibrio e manda la Fiorentina in vantaggio negli spogliatoi.
Nella ripresa, l’Atalanta cambia approccio. Gasperini ordina una manovra più diretta, puntando su lanci lunghi e seconde palle.
Tuttavia, la Fiorentina continua a gestire con autorità, con Mandragora sempre nel vivo del gioco. Gudmundsson, servito in area, fallisce il raddoppio, poi Fagioli e Dodo impegnano Carnesecchi in due ottimi interventi.
Gasperini corre ai ripari. Dentro Maldini e Samardzic per dare nuova linfa all’attacco, mentre De Ketelaere viene accentrato. Le mosse portano qualche effetto: la Viola è costretta ad abbassarsi, ma non rinuncia a ripartire.
Kean crea ancora scompiglio, mentre la Dea sfiora il pari con Pasalic e De Ketelaere, senza però trovare la via del gol.
Nel finale pioggia di cambi e spazi che si aprono. Nella Dea entra Brescianini, nella Viola spazio a Beltran e Folorunsho. Carnesecchi si supera su Ranieri in due occasioni, poi entrano Cuadrado e Ruggeri da una parte, Zaniolo, Richardson e Comuzzo dall’altra.
Le ultime emozioni sono di marca viola: Mandragora sfiora il 2-0 con un tocco morbido, Zaniolo conquista falli preziosi e aiuta a congelare il risultato.
Fischio finale e vittoria meritata per la Fiorentina, che controlla la partita per lunghi tratti, colpisce al momento giusto e neutralizza le offensive atalantine con sicurezza.
Una prova di maturità per la squadra di Palladino, mentre l’Atalanta abbandona quasi definitivamente la lotta scudetto e torna a casa con molte riflessioni da fare.
Inter-Udinese 2-1
Per un tempo l’Inter gioca a memoria, domina e segna due gol con Arnautovic e Frattesi. Ma nella ripresa la squadra di Inzaghi si rilassa troppo e rischia la clamorosa beffa contro un Udinese trasformato, che accorcia con Solet e sfiora il pari fino all’ultimo.
Primo tempo da manuale per i nerazzurri: dopo meno di un minuto Calhanoglu sfiora il vantaggio, poi Frattesi e Mkhitaryan mettono alle corde i friulani con inserimenti continui.

Al 12’ arriva l’1-0 con un sinistro di Arnautovic su assist di Dimarco, poi al 28’ il raddoppio di Frattesi chiude una splendida azione corale. L’Udinese, senza Thauvin e con un Lucca troppo isolato, si fa vedere solo al 37’ con un colpo di testa centrale.
Nella ripresa cambia tutto. Runjaic inserisce Iker Bravo per dare peso all’attacco e l’Udinese torna in campo con un altro atteggiamento. L’Inter, invece, abbassa il ritmo e perde intensità, complice anche i numerosi cambi: entrano Asllani, Bisseck, Barella e Correa, ma la squadra si disunisce e fatica a contenere.
Il gol di Solet al 72’ riapre la gara: il difensore ruba palla a Correa e, senza essere contrastato, arriva al tiro da fuori battendo Sommer.
L’Inter va in crisi: due minuti dopo Lucca sfiora il pareggio, ma il portiere svizzero salva tutto. Nel finale c’è spazio solo per soffrire: Inzaghi viene espulso per proteste, e Sommer si supera al 92′ ancora su Solet, blindando un successo soffertissimo ma fondamentale.
Napoli-Milan 2-1
Parte forte il Napoli e colpisce a freddo, poi gestisce con intelligenza e si porta a casa una vittoria pesante contro un Milan disordinato e poco incisivo.
La squadra di Conte, nonostante il forfait dell’ultimo minuto di McTominay (sostituito da Gilmour), impone subito il proprio gioco con un 4-3-3 fluido e aggressivo.
Bastano 62 secondi per sbloccare la partita, con Politano che sfrutta un’incertezza tra Theo Hernandez e Pavlovic e fulmina Maignan con un sinistro preciso.
Il Milan accusa il colpo e fatica a costruire gioco, trovando una sola occasione con Abraham all’11’. Il Napoli invece insiste e al 19’ raddoppia con Lukaku, bravo a infilarsi tra i centrali rossoneri dopo un recupero alto e un assist perfetto di Gilmour.
I partenopei, solidi e organizzati, controllano il campo con autorità, mentre i rossoneri si rifugiano in tentativi da fuori senza mai creare veri pericoli. L’unico squillo del Milan nel finale di tempo è una punizione di Reijnders sulla barriera.
Nella ripresa Conceiçao inserisce Leao, ma la musica non cambia. Il Napoli palleggia con calma, abbassa i ritmi e Meret resta spettatore fino al 69’, quando Theo Hernandez conquista un rigore per fallo di un ingenuo Billing.
Sul dischetto va Gimenez, che però si fa ipnotizzare da Meret, bravo a bloccare il tentativo e tenere il risultato sul 2-0.
Il Milan si sveglia tardi e all’84’ trova il 2-1 con Jovic, lesto a ribadire in rete un assist rasoterra di Theo. Nel recupero è ancora il serbo ad avere la palla del pareggio, ma il suo destro sfiora il palo e lascia il Napoli con tre punti meritati.
Una prestazione solida degli uomini di Conte, bravi a sfruttare le disattenzioni avversarie e poi a contenere la reazione finale.
Hellas Verona-Parma 0-0
L’Hellas parte fortissimo e dopo appena due minuti sfiora il vantaggio: Mosquera colpisce una clamorosa traversa, lasciando subito intendere le intenzioni dei veneti.
Il Parma reagisce poco dopo con Almqvist, tra i più attivi nei primi minuti, che incrocia col destro all’11’ mancando di poco il bersaglio. Poi il match si spegne, rallentato da passaggi sbagliati e poca lucidità nelle manovre.
La partita si riaccende solo dopo la mezz’ora. Il Verona sfiora il gol direttamente da calcio d’angolo con Bradaric, con Suzuki che respinge malamente e Sarr che fallisce il tap-in mandando in rimessa laterale.
Gli emiliani rispondono con un’altra occasione di Almqvist, murato da Montipò, e poi rischiano ancora su Mosquera. Al 44’ è Bonny ad avere la palla più ghiotta per il Parma, servito da Man, ma la conclusione finisce di poco a lato.
Nella ripresa il ritmo cala sensibilmente. Le due squadre faticano a costruire con continuità e i tecnici provano a cambiare volto ai loro undici con l’ingresso di Pellegrino e Tengstedt, ma la qualità del gioco resta bassa. Si deve attendere l’ultimo quarto d’ora per vedere nuove emozioni.
Montipò salva due volte l’Hellas, prima su Ondrejka all’82’ e poi su Camara al 93’, negando un successo che avrebbe fatto volare il Parma in classifica. Ma è anche l’Hellas a sfiorare il colpo grosso: al 96’ Tengstedt manca di testa il match point, spedendo alto un’occasione clamorosa.
Alla fine è 0-0, con il Verona che sale a 30 punti, agganciando il Como, e il Parma che si porta a quota 26, mantenendo un margine di +3 sull’Empoli terzultimo. Un pareggio che lascia tutto aperto nella corsa salvezza, con entrambe le squadre che mostrano solidità ma anche limiti in fase realizzativa.
Lazio-Torino 1-1
La gara parte con ritmi blandi, con entrambe le squadre attente più a non scoprirsi che a colpire. La Lazio prova a manovrare in ampiezza, abbassando Pedro in costruzione e cercando varchi sugli esterni, mentre il Torino risponde con verticalizzazioni rapide per Adams e Vlasic.
Le prime vere occasioni arrivano solo al 13’: Milinkovic-Savic neutralizza una girata di Zaccagni e poco dopo respinge un destro pericoloso di Pedro, scaturito da una sua stessa uscita errata.
Col passare dei minuti, i biancocelesti aumentano la pressione, si affacciano più spesso in area e sfiorano il vantaggio con Rovella e Zaccagni.
Dall’altra parte, il Torino si rende pericoloso con Vlasic e Adams, ma senza riuscire a impensierire seriamente Provedel. Si va all’intervallo sullo 0-0, con un primo tempo più tattico che spettacolare.
Nella ripresa non cambia l’atteggiamento delle squadre, ma è il Torino a sfiorare il vantaggio: Maripan svetta su corner e costringe Provedel a una parata decisiva.
L’episodio scuote la Lazio che risponde subito con il gol del vantaggio: Pedro, in area, serve Marusic che controlla di tacco e insacca con un destro a giro dal limite. Una rete da applausi che premia la manovra biancoceleste.
Milinkovic-Savic si oppone ancora a Zaccagni, mentre Rovella protesta per un tocco sospetto di mano in area, poi Noslin sfiora di testa il raddoppio. Baroni risponde con Dele-Bashiru e Pellegrini, ma è il Torino a crederci di più.
All’82’ arriva il pareggio granata: Biraghi pennella da sinistra, Gineitis si inserisce con i tempi giusti e batte Provedel per l’1-1 che gela l’Olimpico. La Lazio tenta l’assalto finale, ma non sfonda. Il forcing biancoceleste si infrange contro il muro granata fino al fischio finale.