Serie A, 33° giornata: l’Inter crolla all’ultimo secondo a Bologna, il Napoli vince e l’aggancia in vetta

La Dea batte il Milan e si assicura un posto in Champions, bene anche la Roma che insegue l’Europa

Lecce-Como  0-3

Il Como espugna con autorità il Via del Mare e allunga sensibilmente verso la permanenza in Serie A. La squadra di Fabregas domina il Lecce con un netto 0-3, affondando i giallorossi in una crisi profonda.

Il match si accende già nei primi minuti: Krstovic si fa subito pericoloso, ma è il Como a creare la prima vera occasione, con un tiro-cross di Nico Paz deviato in angolo da Falcone.

L’equilibrio si rompe al 33′, con un episodio controverso: Diao segna su assist di Nico Paz, ma l’azione è viziata dalla posizione di fuorigioco attiva di Douvikas. L’arbitro annulla inizialmente, ma il VAR convalida il vantaggio degli ospiti.

Il Lecce prova a reagire, ma il suo pressing è sterile e le conclusioni imprecise. Gli uomini di Giampaolo non riescono a pungere e vengono fischiati dal pubblico al termine della prima frazione.

Nel secondo tempo, il ritmo dei salentini cala rapidamente: le uniche fiammate portano le firme di Tete Morente e N’Dri, fermati da uno straordinario Butez.

Il Como controlla senza affanni e chiude il match all’84′: cross perfetto di Da Cunha e colpo vincente di Goldaniga. Nel finale, i lariani sfiorano il tris con Gabrielloni, mentre sugli spalti scoppia la contestazione leccese contro società e squadra.

Nel recupero ancora Diao mette di nuovo la sua firma sul tabellino dei marcatori, spegnendo definitivamente ogni ostilità da parte dei giallorossi.

Fabregas centra la terza vittoria consecutiva, traguardo che mancava ai lombardi in Serie A dal 1952. Con 39 punti, la salvezza appare ormai a un passo.

Per il Lecce, invece, la situazione si fa drammatica: fermo a quota 26, ha solo due lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione e non vince in casa dal 15 dicembre, né in generale dal 31 gennaio.

Una serie di dieci partite senza successi che pesa come un macigno sul cammino della squadra, ora in serio pericolo in ottica retrocessione.

 

Monza-Napoli  0-1

Un Napoli impreciso e poco incisivo nel primo tempo, ma capace di colpire al momento giusto nella ripresa, porta a casa tre punti fondamentali nella corsa scudetto.

All’U-PowerStadium, gli azzurri superano di misura il Monza, grazie a un colpo di testa di McTominay, ancora una volta uomo chiave della manovra offensiva.

Nei primi minuti del match, la squadra di Conte fatica ad accendere il ritmo, lasciando spazio alle iniziative avversarie. Il Monza, organizzato e pericoloso in contropiede, mette in difficoltà la retroguardia partenopea, con Castrovilli vicino al gol al 29’.

Il Napoli prova a reagire, rendendosi insidioso su palla inattiva: prima con una punizione di McTominay respinta da Turati, poi con un colpo di testa di Lukaku che sfiora il vantaggio. I brianzoli rispondono con una deviazione ravvicinata di Mota e un colpo di tacco velenoso, ma il primo tempo si chiude sullo 0-0.

Nella ripresa, Conte tenta di dare una scossa inserendo Anguissa, ma il cambio non produce effetti immediati. I partenopei restano prevedibili e sterili nella costruzione, tanto che il tecnico è costretto a passare al 4-2-4 per alzare la pressione offensiva.

La svolta arriva al 69’: Raspadori pesca Politano con un filtrante perfetto, ma l’esterno si fa fermare ancora da un reattivo Turati.

 

 

La rete arriva pochi minuti più tardi: Raspadori confeziona un altro assist, questa volta per McTominay, che di testa insacca lo 0-1 sfruttando un’incertezza della difesa del Monza.

Gli azzurri sfiorano anche il raddoppio con Simeone, ancora murato dal portiere avversario, e sono costretti a stringere i denti fino al fischio finale.

Il Napoli resiste agli ultimi assalti del Monza e conquista tre punti pesantissimi. La vittoria consente alla squadra di restare agganciata alla vetta, continuando a inseguire l’Inter. Anche se la prestazione non è stata brillante, la determinazione e i cambi tattici si sono rivelati decisivi per il risultato finale.

 

Roma-Hellas Verona  1-0

La Roma ritrova i tre punti senza incantare, ma continua la sua striscia positiva in un 2025 che finora la vede protagonista. I giallorossi superano il Verona grazie a una rete in avvio di Shomurodov e confermano un’incredibile striscia di 12 vittorie e 5 pareggi dopo l’ultima sconfitta, datata dicembre contro il Como.

Un cammino che li riporta a competere per l’Europa, con lo sguardo rivolto anche al quarto posto, sebbene Ranieri preferisca mantenere il profilo basso e non parlare di Champions League.

Il tecnico giallorosso opera diverse scelte tattiche, puntando su Baldanzi e Shomurodov, mentre Pellegrini e Dovbyk restano inizialmente in panchina. In mediana, Cristante ha la meglio su Paredes. Sul fronte opposto, l’Hellas ritrova Sarr e schiera Bernede preferito a Suslov.

I veneti provano a partire forte, ma pagano ancora una volta la disattenzione iniziale: al 4’, Soulé si inventa una giocata pregevole sulla fascia, supera Valentini e serve un assist perfetto per Shomurodov, che anticipa tutti e insacca a porta vuota.

Una volta in vantaggio, la Roma abbassa i ritmi, preferendo controllare il gioco senza esporsi. Il Verona resta fedele al suo piano gara, cercando di colpire in contropiede, ma senza creare veri pericoli.

Soulé è il più ispirato tra i padroni di casa, sfiorando il gol con un sinistro potente al 15’, ben neutralizzato da Montipò. Gli ospiti si fanno vedere con Mosquera e Valentini, ma le loro conclusioni non impensieriscono Svilar.

Il secondo tempo scorre senza grandi scossoni, con la Roma attenta a non concedere spazi e un Verona volenteroso ma poco incisivo negli ultimi metri. Le occasioni migliori sono un destro fuori di poco di Mosquera, un tiro a lato di Baldanzi e una girata di Dovbyk che sfiora il palo.

L’episodio più significativo della ripresa arriva sugli spalti, con la standing ovation dedicata a Soulé, il migliore in campo, ormai protagonista nello scacchiere di Ranieri grazie anche all’assenza prolungata di Dybala.

Il successo consente alla Roma di rimanere imbattuta nell’anno solare e di proseguire il proprio slancio in classifica, in attesa della difficile trasferta a San Siro contro l’Inter. Una sfida che potrebbe diventare decisiva nella lotta per un posto tra le prime quattro.

 

Empoli-Venezia  2-2

L’Empoli parte con il piede giusto e aggredisce fin dai primi minuti, mettendo in difficoltà un Venezia inizialmente in affanno. Tuttavia, la prima vera occasione è per gli ospiti: al 13’, Nicolussi Caviglia calcia una punizione insidiosa da posizione defilata, ma Vasquez risponde presente.

I toscani reagiscono al 23’, quando una perfetta verticalizzazione di Fazzini trova Cacace sulla sinistra: il cross del terzino neozelandese crea scompiglio in area, ma dopo una serie di rimpalli, la difesa riesce a cavarsela con un angolo.

La pressione azzurra prosegue con costanza, soprattutto sulle palle inattive. Al 32’ ci prova ancora Nicolussi Caviglia, ma è Doumbia due minuti dopo a sfiorare il gol con una violenta conclusione, respinta miracolosamente da Vasquez con un colpo di reni straordinario.

È questa la giocata più spettacolare di un primo tempo poco generoso in termini di emozioni, ma comunque combattuto.

Nella ripresa, l’Empoli torna subito aggressivo e al 59’ sblocca il punteggio: Busio perde un pallone sanguinoso, Henderson lo trasforma in un cross perfetto e Fazzini anticipa Idzes e batte Radu con freddezza.

I padroni di casa, galvanizzati dal vantaggio, sfiorano il raddoppio pochi minuti dopo con una doppia occasione ravvicinata di Esposito e Cacace, neutralizzata da un attento Radu e da una mira imprecisa.

Ma al 68’ arriva la svolta inattesa: Vasquez, protagonista fin lì di una prova eccellente, esce male su un corner calciato da Nicolussi Caviglia, e il neoentrato Yeboah ne approfitta per segnare l’1-1.

Il pareggio accende il match: al 72’, Busio ribalta il risultato raccogliendo una respinta corta di Vasquez su Gytkjaer e depositando in rete.

Il Venezia non fa in tempo a festeggiare che l’Empoli reagisce con veemenza. Appena entrato in campo, Anjorin si inventa un magnifico destro a giro che sorprende Radu e ristabilisce l’equilibrio. Il finale è frenetico, ma nessuna delle due squadre riesce a trovare il colpo del KO.

Il 2-2 finale fotografa bene una sfida intensa, con un secondo tempo pieno di colpi di scena e protagonisti diversi. L’Empoli recrimina per l’occasione persa, mentre il Venezia esce con un punto utile dopo aver rischiato il tracollo.

 

Bologna-Inter  1-0

La maledizione del Dall’Ara torna a colpire l’Inter, in un déjà vu che riporta alla mente la clamorosa sconfitta del 2022.

Stavolta non è un errore del portiere, ma una rimessa laterale trasformata in oro da Orsolini, che con una rovesciata spettacolare in pieno recupero condanna i nerazzurri a una caduta pesantissima.

Il gol vale tre punti fondamentali per il Bologna, ora quarto e pienamente in corsa per un posto in Champions League, ma soprattutto permette al Napoli di agganciare l’Inter in cima alla classifica, riaprendo la lotta scudetto a cinque giornate dal termine.

L’Inter arriva a Bologna un po’ sulle gambe, reduce dall’impegno europeo contro il Bayern Monaco nei quarti di Champions League e con una semifinale di Coppa Italia all’orizzonte. Le rotazioni forzate e la stanchezza accumulata pesano sull’intensità e sulla lucidità della squadra di Inzaghi, che non riesce a imprimere il solito ritmo alto alla gara.

Di contro, il Bologna parte fortissimo, pressa alto e mette in campo aggressività e organizzazione, caratteristiche che si sono viste per tutta la stagione e che ancora una volta hanno fatto la differenza.

Il primo tempo è teso e poco generoso di occasioni, ma non privo di spunti. L’Inter si affaccia nell’area rossoblù con due calci d’angolo pericolosi battuti da Calhanoglu e conclusi da Carlos Augusto e Bastoni.

La chance più nitida è però per i padroni di casa: al 28’, Ndoye supera nettamente Acerbi e serve Dallinga, che trova l’opposizione decisiva di Pavard con Sommer ormai fuori causa.

Nella ripresa la gara si spegne, dominata da falli e interruzioni che spezzano il ritmo. Le difese prevalgono sulle idee offensive, e il match sembra avviato verso un pari a reti bianche.

 

 

Ma al 94’ accade l’impensabile: su una rimessa laterale prolungata in area, una deviazione fortuita di Bisseck fa arrivare il pallone a Orsolini, entrato da poco, che si coordina e colpisce al volo con una rovesciata imprendibile. Esplosione del Dall’Ara, maglia sventolata e festa per tutto il popolo rossoblù.

La sconfitta pesa come un macigno sull’Inter, che ora si ritrova appaiata al Napoli, con cinque giornate da giocare e la pressione che sale. Il Bologna si conferma una delle sorprese più belle del campionato, capace non solo di lottare per l’Europa ma anche di incidere pesantemente sulla lotta per il titolo.

 

Milan-Atalanta  0-1

Il Milan inciampa ancora nel momento più delicato della stagione, sconfitto a San Siro da un’Atalanta cinica e ben organizzata.

Il gol di Ederson nella ripresa decide un match tirato e tattico, in cui la Dea colpisce con precisione chirurgica nel momento migliore dei rossoneri, confermandosi solida e letale, e difendendo con successo il terzo posto in classifica.

Conceiçao ritrova Maignan tra i pali dopo l’infortunio patito a Udine e rilancia Jovic al centro dell’attacco, affiancato da Pulisic e Leao nel collaudato 3-4-3. Gasperini, privo di Kolasinac, arretra Bellanova in difesa e affida a Cuadrado tutta la corsia di destra. Il primo tempo è bloccato, giocato più sul piano tattico che su quello tecnico, con le due squadre impegnate in una lunga fase di studio e attente a non concedere spazi.

La prima vera occasione è per Ederson, che di testa manda fuori un buon cross di Bellanova al 20’. Il Milan tenta di accendersi sulla sinistra con Leao e Theo Hernandez, ma Carnesecchi si oppone, anche se l’azione viene poi fermata per fuorigioco.

Leao fatica nel duello con Bellanova, che lo controlla con autorità. Il Milan cresce nel finale di tempo e Jovic sfiora il vantaggio, liberandosi con una finta e calciando a botta sicura, ma la palla termina fuori di poco.

Nella ripresa il Milan prova ad alzare il ritmo, con Reijnders e Fofana tra i più propositivi. La squadra di Conceiçao spinge, domina il possesso e schiaccia l’Atalanta nella propria metà campo.

Gasperini legge bene il momento e cambia tre uomini: dentro Toloi, Kossounou e Ruggeri per dare solidità al reparto arretrato, con Bellanova avanzato nuovamente a tutta fascia.

La mossa paga subito: al 62’, Lookman confeziona l’azione decisiva, accentrandosi da sinistra e servendo Bellanova, che fa da sponda per Ederson.

 

 

 

Il brasiliano in tuffo infila Maignan per lo 0-1, sorprendendo un Milan nel suo momento migliore. Il gol spezza l’equilibrio e accende il match. L’Atalanta sfiora anche il raddoppio con Lookman, ma Maignan tiene a galla i suoi.

Conceiçao tenta il tutto per tutto, inserendo Abraham, Joao Felix, Sottil, Chukwueze e Gimenez per un Milan ultraoffensivo in versione 4-2-4.

Ma nonostante il forcing finale e una clamorosa chance ancora per Lookman in contropiede, i rossoneri non riescono a raddrizzare il risultato. Il portiere francese evita un passivo peggiore, ma il fischio finale sancisce una sconfitta pesantissima.

Il Milan ora scivola a sei punti dalla zona Conference League, con sole cinque gare ancora da disputare. Per l’Atalanta, invece, è una prova di forza che consolida la sua posizione tra le prime tre del campionato.

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