Serie A, che succede? Tanti 0-0 e solo 244 gol segnati, mai così male dal 2010

Il nostro campionato è al centro di una crisi realizzativa: drastico calo delle reti segnate, centravanti sempre più assenti e troppe partite a reti bianche

Che la nostra Serie A fosse un campionato molto tattico e non tra i più prolifici in Europa è ed è sempre stato sotto gli occhi di tutti, ma quest’anno, almeno nelle prime giornate, sembra aver perso completamente la vena offensiva, con numeri che certificano una profonda crisi sotto porta.

Alla attuale giornata, l’undicesima, le reti totali ammontano appena a 244, ben lontane dalle 355 registrate nel 2020/21, ovvero 111 in meno in appena cinque stagioni. Questo calo, però, non si traduce solo in statistiche: ciò che manca è lo spettacolo, l’emozione, la fame del gol.

Distribuendo il dato su 20 squadre, significa che ogni formazione ha segnato in media 5,5 gol in meno rispetto a cinque anni fa. Tradotto in giornate: ogni turno ha perso circa 10 reti, contribuendo a rendere sempre più frequenti le partite bloccate e prive di colpi di scena.

A confermare la tendenza è il confronto con uno dei campionati più prolifici, quello del 2020/21: l’Inter vantava 29 gol dopo undici giornate, più di ogni altra squadra. Oggi la stessa Inter ne ha realizzati 26, in linea o quasi con il dato di cinque anni fa, ma condivide il primo posto in classifica con una Roma, ferma ad appena 12 reti realizzate.

Una forbice che riflette il pessimo rendimento dei bomber e un evidente impoverimento del potenziale offensivo, basti pensare che al primo posto della classifica marcatori, con cinque reti, ci siano un regista, Calhanoglu, e un’ala, Orsolini.

 

 

Nella storia recente della Serie A a 20 squadre (dal 2004-05 in poi), solo nella stagione 2010/11 si è registrato un bottino più basso alla stessa giornata, con 241 reti realizzate. Da allora, soprattutto negli ultimi dieci campionati, superare quota 300 gol entro l’undicesima era diventata quasi una consuetudine.

L’ultima tornata di partite ha sottolineato il problema in modo eclatante: considerando i primi quattro anticipi disputati tra venerdì e sabato (e quindi togliendo Parma-Milan 2-2)  è stato segnato appena un gol in quattro partite, con tre gare finite sullo 0-0.

Un trend preoccupante, considerando che ben 17 gare si sono concluse a reti inviolate nelle prime undici giornate, un record per l’era moderna della Serie A.

Se da un lato molti apprezzano questi risultati, esaltando i clean sheet e l’organizzazione difensiva, dall’altro non si può non notare una certa mancanza di qualità e creatività, elementi fondamentali per uno spettacolo calcistico coinvolgente.

I numeri mostrano un calcio più chiuso, con molte squadre che prediligono compattezza difensiva e moduli prudenti, spesso con difese a tre (che in fase di non possesso diventano a cinque), piuttosto che sbilanciarsi in avanti.

Il riferimento al passato è inevitabile: una volta bastava la miglior difesa per vincere, e persino nella recente era della Juventus dei nove scudetti, la solidità difensiva era la chiave. Ma allora c’erano giocatori del calibro di Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. Oggi nessuna squadra può contare su una simile retroguardia.

Le regole recenti, pensate per favorire il gioco offensivo, non sembrano bastare. Gli attaccanti pur avendo più margine di manovra, spesso mancano di inventiva e freddezza.

 

 

Ed è forse questa la chiave di lettura più evidente: mancano i cannonieri, i grandi attaccanti, le prime punte da trenta gol a stagione, e, senza scomodare fenomeni che purtroppo la nostra Serie A non può permettersi come Haaland o Mbappé, in questo momento le punte nel nostro campionato sembrano tutte assopite.

 

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