Serie A, verdetti finali: Napoli campione d’Italia, l’ultimo posto Champions è della Juve

Assegnati anche gli ultimi posti europei: la Roma va in Europa League, beffa Lazio che perde il posto in Conference in favore della Fiorentina. Empoli, Venezia e Monza salutano la Serie A

La volata Scudetto:

Napoli-Cagliari  2-0

Non c’è stata suspense, né incertezza. Il Napoli ha archiviato con autorità l’ultimo passo verso la gloria, superando 2-0 un Cagliari mai davvero pericoloso.

Il quarto scudetto della storia partenopea è arrivato davanti a un pubblico che, stavolta, ha messo da parte la scaramanzia, spingendo gli azzurri verso il tricolore.

 

 

Dal fischio d’inizio la squadra di Antonio Conte ha impostato la gara con un pressing alto e ordinato, non lasciando spazio ai sardi. Nel primo tempo il Napoli ha mantenuto il pallino del gioco, creando occasioni fino alla rovesciata vincente di McTominay, che ha sbloccato il match poco prima dell’intervallo.

Dopo la rete dello scozzese, come liberati da un peso, gli azzurri hanno cambiato marcia nella ripresa, gestendo con maturità e trovando il raddoppio con Romelu Lukaku, autore di un gol di forza e di mestiere, tipico del suo repertorio: protezione palla, spallata e conclusione in profondità per mandare in delirio i tifosi.

McTominay e Lukaku non sono stati solo i marcatori della serata, ma i simboli del progetto tecnico di Conte. Entrambi fortemente voluti in estate, sono arrivati solo sul finire del mercato.

Dopo l’amaro esordio a Verona, pochi avrebbero scommesso su un epilogo simile. Eppure, lo scozzese si è ambientato immediatamente in Serie A, mettendo a segno ben 12 gol, molti dei quali decisivi per sbloccare partite complicate.

Lukaku, dal canto suo, ha risposto alle critiche e alla fiducia del tecnico con una stagione da protagonista: 14 reti e 10 assist, culminati nel guizzo che ha chiuso i giochi contro il Cagliari e acceso i festeggiamenti ben prima del triplice fischio.

Il Napoli ha mostrato una maturità inedita nei momenti delicati della stagione, sapendo attendere e colpire senza perdere lucidità. Contro il Cagliari, nonostante un primo tempo con tante occasioni sprecate e un portiere avversario, Sherri, in serata di grazia, i partenopei non hanno mai perso la testa.

Il 2-0 di Lukaku ha trasformato lo stadio in un tripudio azzurro. Da quel momento, Fuorigrotta è esplosa in una festa lunga una notte, tra fuochi d’artificio e fumogeni, gli azzurri hanno condotto in porto la partita e, di riflesso, il campionato.

 

Como-Inter  0-2

Il Como parte forte, ma la freddezza dell’Inter fa la differenza. Al Sinigaglia i ragazzi di Fabregas iniziano con grande determinazione e sfiorano il vantaggio già dopo tre minuti: Van der Brempt conclude con forza, ma Sommer risponde presente.

Tuttavia, la scelta tattica di tenere la linea alta si rivela un’arma a doppio taglio. I nerazzurri approfittano degli spazi concessi, andando vicinissimi allo 0-1 al 4’: Dimarco serve Darmian, Perrone salva sulla linea e Reina raccoglie il pallone vagante.

La formazione di Inzaghi fatica a mantenere il controllo del gioco, lasciando l’iniziativa al Como. Ma quando può ripartire, lo fa con efficacia. Al 21’ arriva il vantaggio interista: Calhanoglu disegna un corner perfetto per De Vrij, che si inserisce indisturbato e di testa batte Reina per lo 0-1.

Il primo tempo si chiude con un colpo di scena: Reina, in quello che sarebbe stato il suo ultimo match da professionista, commette un fallo da chiara occasione da gol su Taremi. Dopo la revisione al Var, l’arbitro estrae il rosso diretto. Il portiere spagnolo, saluta in lacrime il calcio tra gli applausi di tutto lo stadio.

Il Como reclama un rigore all’inizio del secondo tempo per un tocco con il braccio di Dimarco in area, episodio molto simile a quello che coinvolse Bisseck contro la Lazio. Il Var però non interviene e, sull’azione successiva, arriva il raddoppio nerazzurro: Taremi serve Correa, che sterza e supera Butez per lo 0-2.

 

 

In contemporanea, a Napoli, Lukaku chiude i conti con il Cagliari e con essi le speranze dell’Inter. Con il doppio vantaggio e l’uomo in più, la squadra di Inzaghi gestisce senza affanni, consapevole che lo scudetto è ormai sfumato. Gli ultimi minuti scorrono senza emozioni, fino al fischio finale che certifica il successo dell’Inter, ma anche la fine dei sogni tricolori.

 

La lotta Champions:

Venezia-Juventus  2-3

Con la qualificazione in Champions League nelle proprie mani, la Juventus affronta l’ultima sfida stagionale con un undici offensivo scelto da Tudor, che affida la fascia destra a Nico Gonzalez e piazza Conceiçao e Yildiz alle spalle di Kolo Muani.

Di fronte, il Venezia di Di Francesco schiera un centrocampo fisico con Doumbia e Nicolussi Caviglia, e un attacco agile composto da Fila, Yeboah ed Ellertsson.

L’avvio è tutto dei lagunari: dopo appena due minuti, Fila devia in porta un cross di Haps, approfittando di una difesa bianconera rimaneggiata e disattenta. La Juventus prova a reagire con Alberto Costa, che trova l’angolo con un tiro potente dal limite, ma il gol viene annullato per un tocco di mano prima della conclusione da parte dello stesso Alberto Costa.

Il Venezia mostra personalità: aggressivo in mediana, rapido nei ribaltamenti, tiene in scacco una Juve imprecisa. Solo le giocate individuali di Cambiaso e gli spunti di Conceiçao creano qualche pericolo. Yildiz però inventa il pareggio: riceve una rimessa laterale, salta Sverko e batte Radu con un sinistro preciso.

Poco dopo, Kolo Muani firma il sorpasso con una potente conclusione dopo una bella azione personale. Il Venezia però non ci sta e reagisce colpendo un palo con Nicolussi Caviglia e creando nuove occasioni con Yeboah e Doumbia. La Juventus si difende, arretra e cerca la profondità sulle fasce con Cambiaso e Conceiçao, chiudendo il primo tempo avanti nel punteggio ma in difficoltà.

Il secondo tempo si apre con Veiga al posto di Alberto Costa, mentre il Venezia, obbligato a vincere, alza il ritmo cercando le punte con lanci lunghi. I bianconeri reggono inizialmente l’urto ma, dopo una ripartenza di Doumbia, non marca bene Haps, che infila la difesa juventina e firma il 2-2.

La Juventus accusa il colpo ma prova a rispondere con gli uomini di maggior talento, ma le conclusioni sono davvero imprecise.

 

 

Il match si decide con un episodio: Nicolussi Caviglia commette un fallo ingenuo in area su Conceiçao e Locatelli, dal dischetto, trasforma con freddezza il rigore del 2-3.

Nel finale piovono i cambi: entrano McKennie, Vlahovic, Weah, Gatti per blindare il risultato, mentre Di Francesco lancia Gytkjaer e Kike Perez alla ricerca disperata del pareggio. Il Venezia prova il tutto per tutto, spingendo con generosità e sfiorando il pari con Doumbia, ma Di Gregorio salva tutto con un grande riflesso.

Con le energie al limite, la Juventus difende con ordine e sofferenza, chiudendo il match tra crampi e applausi. Tre punti che valgono l’accesso alla prossima Champions, mentre il Venezia retrocede in Serie B, nonostante una prestazione maiuscola.

 

Torino-Roma  0-2

Era il 14 novembre 2024 quando Claudio Ranieri accettava la sfida di risollevare una Roma in caduta libera, reduce da un avvio disastroso con appena 13 punti in 12 giornate e due esoneri alle spalle, quelli di Daniele De Rossi e Ivan Juric.

Un contesto difficile, in cui anche i tifosi più fiduciosi non avrebbero mai immaginato una rimonta così vertiginosa. E invece, nella notte dell’Olimpico Grande Torino, i giallorossi sono arrivati a un passo dal sogno Champions, sfiorato per qualche minuto prima del verdetto finale.

 

 

Ranieri chiude la sua carriera da allenatore nel modo migliore, regalando alla Roma un piazzamento europeo, seppur non in Champions ma in Europa League, quasi miracoloso.

Un capolavoro tecnico e motivazionale: nelle ultime 22 giornate i giallorossi hanno raccolto ben 53 punti, riuscendo persino a recuperare 11 lunghezze alla Juventus, che alla fine ha conservato la qualificazione in Champions con un solo punto di vantaggio.

La sfida decisiva contro il Torino non ha mai avuto storia. Al 18’, l’episodio che spiana la strada alla Roma: rigore trasformato con potenza da Paredes, dopo un fallo ingenuo di Dembelé su Saelemaekers. Il portiere Milinkovic-Savic intuisce, ma non basta.

Ranieri sorprende tutti scegliendo il 4-3-3, ma più del modulo contano le motivazioni: una Roma affamata ha annichilito un Torino già distratto e bersagliato dalle contestazioni, incapace di opporre resistenza. La maggior motivazione dei gialloreossi si è tradotta nel raddoppio firmato da Saelemaekers, con un colpo di testa a inizio ripresa, con la partita ormai indirizzata.

Nel finale, la Roma ha continuato a spingere: Soulé ha colpito una traversa al 65’, sfiorando lo 0-3. Poi la gara si è trasformata in una passerella d’onore, con i granata ormai rassegnati e i giallorossi a gestire. I tifosi romanisti possono sorridere per il traguardo raggiunto, anche se una piccola speranza di arrivare al colpo grosso (la qualificazione in Champions) c’era.

Al contrario, il Torino chiude nel peggiore dei modi: partito bene, il club granata ha perso smalto e motivazioni, concludendo la stagione in modo deludente.

 

L’ultimo piazzamento europeo per la Conference League:

Lazio-Lecce  0-1

La Lazio saluta l’Europa: con la sconfitta per 0-1 all’Olimpico contro un Lecce cinico e ben organizzato, la squadra di Baroni chiude il campionato al settimo posto, a pari punti con la Fiorentina, ma resta fuori dalle coppe per via degli scontri diretti sfavorevoli.

I giallorossi, invece, festeggiano la permanenza in Serie A, arrivando a 34 punti, sufficienti grazie al ko dell’Empoli contro l’Hellas Verona.

L’approccio dei padroni di casa è propositivo, ma la formazione salentina si dimostra compatta e aggressiva in fase di non possesso. Rovella prova a dare ritmo e soluzioni alla manovra biancoceleste, ma le occasioni migliori sono di marca ospite.

Al minuto 43, Coulibaly recupera palla a centrocampo e serve Krstovic, l’attaccante chiude il triangolo con un tunnel di pregevole fattura e mette lo stesso Coulibaly solo contro Mandas. Il centrocampista è freddo e batte l’estremo difensore bianceceleste firmando lo 0-1 che sposterà completamente l’inerzia della gara.

Pochi minuti dopo, però, la situazione si complica per il Lecce: Pierotti si fa ammonire per la seconda volta a causa di un intervento falloso su Nuno Tavares, lasciando i suoi in dieci proprio alla fine del primo tempo.

Nella ripresa, Baroni cambia le carte inserendo Pedro per Isaksen. L’ingresso dello spagnolo dà vivacità all’attacco laziale, ma la difesa del Lecce, guidata da un attento Falcone, resiste agli assalti.

Nonostante l’uomo in più e il predominio territoriale, la Lazio non riesce a trovare la via del gol. Nel finale, cresce il nervosismo: Romagnoli viene espulso per un fallo di reazione, chiudendo definitivamente le speranze di rimonta.

 

 

Il Lecce può così festeggiare una salvezza sofferta ma meritata, chiudendo al diciassettesimo posto. Per la Lazio, invece, l’amaro verdetto di una stagione senza Europa, un obiettivo fallito che peserà nella programmazione futura.

 

Udinese-Fiorentina  2-3

La Fiorentina chiude il campionato con una vittoria spettacolare in trasferta e ottiene il pass per la prossima Conference League, grazie anche alla contemporanea sconfitta della Lazio.

Allo stadio Friuli, i viola si impongono per 2-3 al termine di una gara intensa e ricca di colpi di scena, superando i bianconeri in rimonta e consolidando il sesto posto in classifica.

L’avvio di gara vede subito protagonista Kean, che trova il gol nei primi minuti, ma la rete viene annullata per un fuorigioco millimetrico.

L’Udinese risponde con ordine e solidità difensiva, per poi colpire nel momento giusto: al 26’ Solet recupera palla con forza sulla trequarti e serve Lucca, che con un preciso destro sul primo palo batte De Gea, firmando l’1-0.

I viola non si scompongono e reagiscono con intensità. Il primo vero segnale arriva al 39’: Bijol riceve il secondo giallo e lascia l’Udinese in dieci, condizionando il resto della sfida. Prima dell’intervallo Kean sfiora il pari centrando il palo, il punteggio resta invariato fino all’intervallo, con i padroni di casa in vantaggio.

Nella ripresa, la Fiorentina spinge subito sull’acceleratore e trova il gol del pari con Fagioli, che dal limite dell’area disegna un diagonale sinistro imparabile. Il sorpasso non si fa attendere: al 57’, Richardson sfonda sulla sinistra e serve Comuzzo, che si inventa un colpo di tacco da attaccante consumato per l’1-2 viola.

La gara, però, è tutt’altro che chiusa: al 61’, sugli sviluppi di un corner, Kabasele approfitta di una mischia in area per siglare il 2-2. I toscani non si arrendono e continuano a spingere, ma trovano sulla loro strada un super Okoye, decisivo in più occasioni.

Il gol decisivo arriva all’82’: Gosens inventa per Kean, il cui tiro viene deviato da Zemura e termina alle spalle di un incolpevole Okoye, decretando il 2-3 finale. Con questo successo, la Fiorentina raggiunge quota 65 punti, agganciando la Lazio ma superandola grazie agli scontri diretti favorevoli.

L’Udinese chiude il campionato al dodicesimo posto con 44 punti, offrendo comunque un’ottima prestazione considerando anche l’inferiorità numerica patita per gran parte della partita.

 

La lotta salvezza:

Atalanta-Parma  2-3

Il Parma ribalta una gara che sembrava compromessa e conquista una salvezza sofferta ma meritata, superando 2-3 l’Atalanta grazie a una prestazione eroica nella ripresa e a uno scatenato Ondrejka.

La vittoria permette ai gialloblù di chiudere al sedicesimo posto con 36 punti, cinque in più dell’Empoli terzultimo.

La sfida parte in salita per i padroni di casa, costretti al cambio dopo pochi minuti per l’infortunio di Mandela Keita.

Al suo posto entra Bernabé, non al meglio fisicamente. Il Parma prova comunque ad attaccare, ma è l’Atalanta a rendersi più pericolosa: Carnesecchi si esalta con una doppia parata su Bernabé e Bonny, mentre dall’altra parte Retegui impegna Suzuki.

Il vantaggio nerazzurro arriva al 32’: Bellanova trova Daniel Maldini, che firma l’1-0 con freddezza. Poco dopo, lo stesso Maldini raddoppia con un destro preciso sul secondo palo. Il doppio colpo stordisce i ducali, ma l’intervallo cambia tutto.

Maldini viene sostituito da Lookman e i cambi operati dal Parma risultano decisivi. Al 50’, Ondrejka innesca Pellegrino che rifinisce per Hainaut, autore del gol che riapre il match. L’Atalanta sfiora il tris con Sulemana, ma spreca e perde il controllo della partita.

La squadra di Chivu, seppur senza il tecnico in panchina per squalifica, spinge e pareggia con un gioiello di Ondrejka, che riceve da Bonny, salta il difensore e batte Carnesecchi per il 2-2. Il Parma sfiora il sorpasso con Pellegrino, ma è ancora il portiere atalantino a salvare i suoi.

L’epilogo arriva nei minuti finali: dopo aver sciupato un’occasione clamorosa, Ondrejka si riscatta al 91’ e sigla il gol-vittoria che vale la salvezza.

L’Atalanta chiude comunque terza con 74 punti, mentre il Parma festeggia con il cuore e conquista una permanenza in A raggiunta con carattere e determinazione.

 

Empoli-Hellas Verona  1-2

L’Empoli saluta la massima serie tra le lacrime e le polemiche, al termine di una partita che segna la fine di una stagione drammatica.

Al Castellani bastava una vittoria per sperare nella salvezza, ma l’Hellas Verona rovina i piani con un 1-2 che sancisce la retrocessione degli azzurri, complice anche la contemporanea vittoria del Lecce a Roma contro la Lazio.

La tensione è alle stelle fin dai primi minuti, e la gara si sblocca quasi subito: dopo appena quattro giri di orologio, Sarr fa da torre per Suat Serdar, lasciato libero da Ismajli, che insacca per lo 0-1 ospite. L’Empoli tenta una reazione suppur disordinata, riversandosi in avanti con generosità ma poca lucidità.

Le occasioni non mancano: Perilli, preferito tra i pali a Montipò, respinge un tentativo insidioso di Fazzini, poi Esposito sfiora il pareggio. Proprio da un’azione confusa arriva il momentaneo 1-1 al 43’: dormita della difesa veneta, colpo di testa di Esposito e tap-in dello stesso Fazzini, che ridà speranza ai padroni di casa.

Nella ripresa il match si incanala su binari nervosi. Il Verona reclama invano l’espulsione di Fazzini per un contatto con Dawidowicz, poi Zanetti cambia volto alla partita: dalla panchina arrivano energie fresche e al 69’ nasce il gol decisivo. Livramento e Mosquera costruiscono l’azione sulla destra, Tchatchoua crossa e Bradaric, da quinto a quinto, sigla il suo primo gol in Serie A con un inserimento letale.

 

 

D’Aversa prova il tutto per tutto, inserendo Solbakken, Konaté e Colombo, ma l’Empoli appare svuotato. Il cuore non basta, i cambi non incidono e la squadra non reagisce. Il triplice fischio certifica la disfatta: con 31 punti, i toscani chiudono terzultimi e scendono in Serie B, insieme a Venezia e Monza.

Per l’Hellas Verona, invece, la stagione si chiude con un sorriso. I 37 punti valgono il 14° posto, un risultato insperato a inizio campionato e che riscatta il cammino altalenante della squadra di Paolo Zanetti, spesso messa in discussione ma capace di portare a termine con successo la missione salvezza.

 

Bologna-Genoa  1-3

Il Genoa rovina la festa al Dall’Ara e conclude il campionato con un successo convincente. Contro un Bologna spento e impreciso, la squadra ligure si impone per 1-3, trascinata da uno straordinario Venturino, classe 2006, autore di una doppietta nel giorno del suo esordio da titolare.

I rossoblù di casa, invece, incassano la seconda sconfitta consecutiva, terminando il campionato a 62 punti, lontani dalla quota Champions.

L’inizio è tutto del Bologna, che parte forte con occasioni per Ndoye e Ferguson, ma l’inerzia cambia rapidamente. Al 17’, sugli sviluppi di un corner, Holm lascia sfilare il pallone e Vitinha ne approfitta con un destro da fuori che sorprende Ravaglia: 0-1 Genoa.

Appena nove minuti dopo, Aaron Martin crossa per Venturino, che con grande freddezza batte il portiere e firma il raddoppio. Il talento della Primavera non si ferma: al 40’, Vitinha ricambia il favore e serve l’assist per la seconda rete personale del giovane attaccante, che porta il Genoa sul clamoroso 0-3 prima dell’intervallo.

Il primo tempo si chiude tra le proteste del Bologna, con Italiano furioso per un rigore non assegnato a Ndoye. Nella ripresa, il tecnico cambia volto alla squadra, inserendo nuove forze e avanzando Ndoye come falso nove.

I felsinei tornano pericolosi e al 64’ accorciano le distanze: il solito Orsolini aggancia un lancio di Casale e batte Sommariva, appena entrato in campo, siglando il suo quindicesimo gol stagionale, che lo rilancia anche in chiave Nazionale.

Il Bologna ci prova fino alla fine, con De Winter vicino al gol e Sommariva decisivo su Cambiaghi e Casale, ma la difesa del Genoa regge. Il triplice fischio sancisce il successo dei liguri, terza vittoria nella 38° giornata, che permette a Vieira e i suoi di chiudere il campionato con un ottimo 13° posto con 43 punti.

Per il Bologna resta il rammarico di un finale sottotono, con l’Europa League già conquistata nel successo di Coppa Italia, i rossoblù hanno un po’ mollato nelle ultime due giornate, vanificando le residue speranze europee per la qualificazione in Champions League.

 

Milan-Monza 2-0

Una vittoria chiude il campionato del Milan, che supera il Monza per 2-0 a San Siro ma riceve in cambio solo fischi e striscioni polemici.

L’annata 2024/25 termina tra la frustrazione e la delusione, con la squadra rossonera che, dopo la debacle in coppa e in campionato, non riesce a riappacificarsi con l’ambiente.

La Curva Sud aveva già annunciato la contestazione, e dopo appena un quarto d’ora dal fischio d’inizio, campeggia un eloquente “Go Home” sugli spalti. Il primo tempo scorre con poche emozioni e i cori di protesta accompagnano le squadre negli spogliatoi sul punteggio di 0-0.

Nel secondo tempo, l’andamento della gara cambia grazie a un Milan più intraprendente. Jovic lascia il posto al giovanissimo Camarda, che mostra entusiasmo e va più volte vicino al gol. Ma è tra il 64’ e il 74’ che si decide il match.

A sbloccare il punteggio è Gabbia, uno dei più costanti della stagione: il difensore incorna perfettamente un corner battuto da Chukwueze, appena subentrato a Musah, e firma l’1-0.

Poco dopo arriva anche il raddoppio, con Leão che realizza su punizione, complice un’incertezza del portiere Pizzignacco. Il portoghese, con tante sirene nel mercato, mette l’ultimo sigillo a quella che potrebbe essere l’ultima partita in rossonero.

Nel finale, altre due occasioni per Camarda, che si mette in evidenza con personalità. Al minuto 86 rientra in campo anche Florenzi, che prende il posto di Pulisic, completando un pomeriggio che ha poco di festoso per i colori rossoneri.

Il Monza, privo di stimoli e già retrocesso, chiude la sua avventura in Serie A con una sconfitta. Il Milan, invece, termina con 63 punti e una finale di Coppa Italia, ma il bilancio complessivo resta ampiamente negativo. Il distacco con la tifoseria è evidente, e la vittoria finale non basta a placare un ambiente profondamente deluso.

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