Che la Supercoppa Italiana abbia subito negli ultimi anni una totale metamorfosi è evidente a tutti gli appassionati. Se dapprima si trattava di una sorta di “antipasto” dell’inizio del campionato, tipicamente giocato ad agosto una settimana prima dell’avvio ufficiale della Serie A, oggi il torneo ha completamente cambiato i suoi connotati.
Oggi la competizione ha subito una trasformazione profonda: addio alla gara secca che vedeva contrapporsi vincitrice del campionato contro vincitrice della Coppa Italia, a favore di un mini torneo a quattro squadre, tutto nell’interesse dello spettacolo, molto meno del merito sportivo.
Ma perché stravolgere un torneo dalla formula classica e disputato in Italia in favore di una “Final Four” a Riad a dicembre?
La risposta è più che banale: dietro ci sono motivazioni economiche, strategiche e commerciali, in linea con le esigenze del calcio moderno e dell’attrazione verso nuovi fan, spesso ricercati in mercati in cui il calcio non ha ancora sfondato pienamente.
La scelta di giocare fuori dai confini italiani non è nuova. Già dagli anni ’90, la Lega Serie A aveva iniziato a esportare il trofeo in città come Washington, Tripoli, Pechino e Doha. L’obiettivo era sempre lo stesso: massimizzare i ricavi.
Giocare in Italia comportava guadagni limitati, mentre esportare l’evento permetteva di ottenere accordi milionari con governi e sponsor interessati alla visibilità legata al calcio italiano.
Riad è diventata la sede ideale di questo nuovo format per via dei forti investimenti sauditi nello sport, in particolare nel calcio, e per una precisa strategia di branding internazionale. Per l’Arabia Saudita, ospitare un evento calcistico europeo significa legittimarsi come nuovo attore di rilievo nel panorama sportivo globale, mentre per la Serie A si tratta di un’opportunità concreta per rafforzare la propria presenza nei mercati emergenti.
Il cambio di format poi ha ampliato la portata e l’interesse del torneo. Adesso l’evento coinvolge anche i tifosi della finalista perdente della Coppa Italia e della squadra vicecampione d’Italia, questa scelta genera logicamente più partite, più contenuti televisivi e maggiore copertura mediatica, aumentando il valore commerciale della competizione. Ogni partita in più è un evento in prima serata, appetibile per sponsor e broadcaster, in questo caso Italia 1 e Mediaset Infinity, contando anche sulla copertura streaming dell’evento che sarà disponibile sul sito Sportmediaset.it.
Il modello si ispira chiaramente alla Supercoppa Spagnola, anch’essa trasformata in mini-torneo giocato in Arabia Saudita, con risultati positivi in termini di audience e introiti. Seguendo questo esempio, la Supercoppa Italiana si è adattata a un nuovo concetto di evento sportivo: meno legato alla tradizione locale e più integrato in una logica di esportazione del brand calcistico.
Ma concretamente, quanto vale il gettone di partecipazione alla Supercoppa Italiana? Le cifre sono stimate in oltre 23 milioni di euro, da suddividere per le squadre partecipanti.
Sulla base del piazzamento, il montepremi è così suddiviso:
- 2,4 milioni di euro per le due semifinaliste perdenti
- 6,7 milioni di euro per la finalista perdente
- 9,5 milioni di euro (a cui aggiungere 1,5 milioni per la disputa di un’amichevole con la vincitrice della Supercoppa locale, per un massimo di 11 milioni) per la finalista vincente
L’accoglienza del tifoso italiano
Non sono mancate nel corso di questi anni, ovviamente, le critiche, soprattutto da parte dei tifosi italiani, che vedono in questa scelta un allontanamento dalle radici popolari del calcio.
Giocare così lontano esclude la partecipazione diretta del pubblico locale, trasformando la Supercoppa in un evento televisivo destinato a un’audience globale piuttosto che a una comunità di tifosi.
C’è anche il tema della congestione del calendario legato alla Serie A, che rende difficile inserire questo mini-torneo nel cuore del campionato, con conseguenti rinvii di alcune partite.
La direzione intrapresa appare comunque definitiva, considerati gli introiti garantiti dall’Arabia. In un calcio sempre più condizionato dai bilanci e dalle logiche del marketing, la Supercoppa Italiana è diventata uno strumento per generare ricavi e rafforzare la visibilità internazionale del campionato italiano. Un trofeo che conserva il nome “italiano”, ma che all’Italia guarda decisamente poco.