Si dice spesso che il calcio non dia più spazio al romanticismo. Non potrebbe essere altrimenti considerato che ormai è un’industria di livello internazionale, in cui sono a confronto persino i poteri d’acquisto dei singoli campionati e stati. Poi, però, ci si accorge che ogni tanto viene fuori qualcosa che in qualche modo dà ancora un briciolo di magia.


Per certi versi era accaduto con il Milan campione d’Italia di due anni fa. I rossoneri non erano i favoriti, ma avevano un progetto che si era rivelato vincente. Era successo perché qualche episodio si era incastrato nel modo giusto, ma forse quella componente irrazionale aveva radici nel fatto che in quella società c’era qualcuno che aveva Dna vincente ed era immagine fedele degli anni d’oro rossoneri. Il suo nome è Paolo Maldini che, al di là delle sue abilità dirigente, era un uomo che dava fiducia ed era un punto di riferimento per una tifoseria che lo riconosce come un’autentica icona della storia rossonera.

Nessuno sa come sarebbe andata quest’anno se la sua avventura da dirigente fosse proseguita. Di certo questo Milan un po’ più zoppicante rispetto a quello degli ultimi anni, in campionato ed anche in Coppa, sembra un po’ aver perso quella magia che si vedeva quando andava in campo e si inquadrava Paolo Maldini in tribuna.

Paolo Maldini non c’è più e già si inizia a sentir parlare di ciclo al capolinea per Pioli, di dubbi e di incertezze sul futuro. Chissà come sarebbe andata se quella magia avesse avuto un seguito..

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