La competizione inglese ha un fascino tutto suo e probabilmente inimitabile

Qualche anno fa la Coppa Italia era diventata una specie di campionato per riserve. Lo è ancora in parte, ma quando ci si inizia ad avvicinare all’atto finale anche le big mettono in campo il meglio. Ciò non toglie che la formula resta quella di una competizione che vuole durare poco, quasi come fosse un intralcio al resto del calendario. Conta molto di più il campionato, tra chi deve vincerlo, chi deve conquistare l’accesso all’Europa e chi deve salvarsi.

In questi anni non si è mai riusciti a dare alla competizione un fascino che sia paragonabile a ciò che è la Fa Cup in Inghilterra. E stavolta non ha totale attinenza il fatto che oltre Manica sia tutto più bello per via di stadi più accoglienti, squadre più ricche e giocatori migliori nel complesso.

La Fa Cup custodisce la straordinarietà dell’essere la competizione calcistica più antica del mondo, essendo nata nel 1871. Ciò che la rende speciale è il fatto che si giochi su scontri diretti che sono frutto di sorteggio integrale: può dunque capitare che il Manchester City vada a giocare sul campo di un paese di montagna o viceversa, perché anche la sede è casuale. Se il match finisce in parità la partita si rigioca a campo invertito. In caso di ulteriori parità supplementari e rigori, che hanno sostituito la vecchia formula quando si andava a ripetere ad oltranza fino a quando una delle due contendenti non riusciva a superare l’altra.

Nel mese di agosto si parte con un turno extra-preliminare che coinvolge le squadre praticamente dilettantistiche. Segue un turno preliminare, che anticipa una competizione fatta da quattro turni di qualificazione, sei turni, semifinali e finale. I club di Premier League e Championship entrano in gioco a gennaio, sempre senza essere testa di serie, a partire dal terzo turno.

L’idea di vedere la Juventus, l’Inter o il Milan in un lembo periferico d’Italia potrebbe però anche scontrarsi con impianti che mediamente non sono certo quelli inglesi.

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