L’acquisto di Mason Greenwood, a lungo inseguito da molti club di spicco in Serie A, da parte del Fenerbahçe è soltanto l’ultimo esempio di ciò che ormai sembra quasi lapalissiano: anche la Süper Lig turca ha più “potenza di fuoco” della Serie A.
Essere alle spalle di campionati molto ricchi come Premier League, Liga o Bundesliga è alla fine spiegabile, ma come fanno i club turchi ad acquisire calciatori di primo piano con ingaggi faraonici, con cifre totalmente fuori mercato per la nostra Serie A?

L’ultimo acquisto ha visto il Fenerbahçe garantire uno stipendio di 10 milioni di euro netti all’anno a Greenwood, cifra che fa alzare bandiera bianca a tutti i maggiori club italiani, anche enormemente più blasonati in ambito europeo.
La dura realtà è che quello turco non è più soltanto una campionato per calciatori a fine carriera, ma sta diventando una scelta anche per giovani talenti ancora nel pieno della loro attività.
Galatasaray, Fenerbahçe e Beşiktaş possono offrire stipendi nettamente più competitivi delle nostre big, e il motivo risiede in gran parte nella tassazione, molto più favorevole rispetto a quella italiana.
L’effetto domino è presto spiegato: gli ingaggi più vantaggiosi favoriscono l’acquisto di talenti cristallini, che portano le squadre turche a giocare le fasi finali delle competizioni UEFA più importanti, come Champions ed Europa League, rimpinguando le casse dei club turchi, che poi possono reinvestire comprando altri giocatori in un circolo virtuoso.
La Süper Lig diventa così un’alternativa interessante per molti giocatori a livello di contratti, di infrastrutture (molto più moderne delle nostre) e di sostegno del pubblico, grazie agli appassionatissimi tifosi turchi.

Non c’è quindi da stupirsi se il Galatasaray riesce a mantenere talenti del calibro di Osimhen, attaccante che in Serie A ha trascinato a suon di gol il Napoli di Spalletti alla conquista del titolo. La crescita del movimento turco e la capacità di attirare talenti dimostrano come gli equilibri del calcio europeo stiano cambiando, e non a vantaggio delle società italiane.
L’amara realtà è che Serie A, considerata non più di un ventennio fa una delle tre leghe più prestigiose al mondo, deve ora affrontare la concorrenza spietata dei campionati emergenti, che riescono a proporre condizioni economiche nettamente più vantaggiose e infrastrutture nuove di zecca sempre piene.
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