L’argentino, classe 1988, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo
Il paradosso è che a Salerno lo ricordino anche per un rigore sbagliato in una sfida salvezza contro l’Empoli. Fu VIcario a negargli la gioia del gol, ma si trattò di un episodio isolato. Diego Perotti, nel giorno in cui ha deciso di lasciare il calcio giocato, torna alla mente soprattutto per la sua capacità di essere glaciale dal dischetto.
Lo si ricorda per la freddezza con cui aspettava fino alla fine il movimento del portiere. Più, però, delle sensazioni contano i numeri: 30 rigori calciati, 3 sbagliati. Un numero, quello dei tentativi falliti, che forse è anche più alto di quella che poteva essere la percezione. Tale era la percezione che si aveva della sua infallibilità.
Per il calciatore, classe 1988, Salerno è stata l’ultima tappa di una carriera che in Italia lo ha visto indossare la maglia dei granata, della Roma e del Genoa. Un’esperienza durata dal 2014 al 2022, inframezzata solo da una stagione in Turchia al Fenerbache.
Gli altri portieri che lo hanno fermato sono stati il connazionale Albano Bizzarri in una Roma-Udinese del 23 settembre 2017 Alessio Cragno del Cagliari in una sfida coi giallorossi il 16 dicembre. A differenza dell’errore con la Salernitana contro l’Empoli (partita finita 1-1), in quel caso gli errori non furono decisivi. La formazione capitolina vinse infatti in entrambi i casi.
Oltre alla bravura del dischetto, Perotti è stato anche un ottimo esterno d’attacco, capace di restare a lungo ad alto livello. Tra i particolari da ricordare il fatto che abbia fatto gol nel giorno dell’addio di Totti contro il Genoa e si è ripetuto in occasione dell’ultima gara con la Roma dell’altra bandiera Daniele De rossi. Proprio i cinque anni con i capitolini lo hanno reso uno dei calciatori più apprezzati di quel periodo tra i tifosi giallorossi.
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