Bosnia ed Erzegovina – Italia 1-1 (5-2 dcr)
Nel caldissimo catino del Bilino Polje di Zenica, la sfida con la Bosnia si era inizialmente messa in discesa per gli azzurri, passati in vantaggio al quarto d’ora con un bellissimo gol di Moise Kean, grazie anche a un pasticcio del portiere Vasilj.

Sul rinvio corto dell’estremo difensore bosniaco, Barella è furbo ed intercetta la sfera, poi manda nello spazio Kean che, con un bel destro a giro firma il vantaggio azzurro.
Uno degli episodi chiave arriva al 41’: dopo un errore di posizionamento della difesa italiana, Memic si allunga la palla per presentarsi a tu per tu contro Donnarumma, ma viene abbattuto da Bastoni. Nemmeno un accenno di protesta per gli azzurri, con Turpin che non ha dubbi: rosso diretto.

Proprio quello che non ci voleva: lo stadio diventa una bolgia, i bosniaci ci credono e cominciano a chiudere gli azzurri nella propria area.
Gattuso non può far altro che togliere Retegui e inserire Gatti, per ristabilire la parità numerica in difesa e a centrocampo, con Kean lasciato da solo come riferimento offensivo.
Nonostante il pressing convinto della Bosnia, Kean prima, Dimarco poi e per chiudere Pio Esposito (che ha rilevato Kean nel secondo tempo) avrebbero in tre occasioni la possibilità di scappare sul doppio vantaggio, ma tutti e tre sprecano malamente da buone posizioni.
Il secondo tempo segue un copione non lontano da quello del primo: tante mischie e tanta presenza in area per i bosniaci, con le torri tutte in avanti, qualche contropiede pericoloso per l’Italia, che però ben presto finisce le energie per ripartire con pericolosità.
Allo scoccare dell’80’, la Bosnia trova il pari con un tap-in di Tabakovic, che non sbaglia a porta vuota dopo un mezzo miracolo di Donnarumma su un colpo di testa precedente di Dzeko.
La sfida va quindi ai tempi supplementari, dove per la verità non si registrano episodi rilevanti, rendendo inevitabile il tanto temuto epilogo ai calci di rigore.
Dal dischetto la Bosnia è chirurgica: l’Italia paga cari gli errori di Pio Esposito e Cristante, mentre Donnarumma, pur intuendo la direzione dei tiri in due esecuzioni, non riesce ad opporsi alle ottime conclusioni dei padroni di casa, che, glaciali dal dischetto, staccano il pass per i prossimi Mondiali.
Presto i volti di giocatori e staff della nostra Nazionale, ancora aggrappati alla speranza di un miracolo di Donnarumma dagli undici metri, si sono tramutati nel ritratto della cocente delusione dopo l’ultima, freddissima, realizzazione di Bajraktarevic.

Il post-partita
La terza esclusione consecutiva dai Mondiali segna un punto di non ritorno per l’Italia, che manca nella massima competizione per nazionali dal lontano 2014.
Quella che un tempo sarebbe stata una catastrofe inattesa sta ormai diventando una dolorosa abitudine, tanto che nel 2030, prossima tappa dei Mondiali, saranno passati sedici anni dall’ultima partecipazione, con un’intera generazione di ragazzi che mai ha visto testimonianze degli azzurri in Coppa del Mondo.
Nonostante le difficoltà l’Italia, pur rimanendo troppo bassa con il baricentro con un 5-3-1 ultra difensivo, aveva mostrato una buona solidità per ottanta minuti, arrivando fino ai rigori grazie alla generosità difensiva nel difendere tutti insieme. Dal dischetto, però, la mancanza di esperienza e di leadership ha portato alla condanna definitiva.
Pur con qualche polemica sulla direzione del francese Turpin, che ha graziato nei supplementari Muharemović da un cartellino rosso su un intervento su Palestra involato a tu per tu contro Vasilj, da questa sfida emerge una realtà chiara: la Bosnia ci ha schiacciati, anche in parità numerica. Il sistema calcio italiano, ora, deve interrogarsi per trovare soluzioni che mettano i migliori talenti italiano di nuovo al centro.
Questa eliminazione rappresenta probabilmente il punto più basso di un calcio in evidente declino nel nostro paese, privo di grandi campioni, di leader, e probabilmente anche dell’umiltà di riconoscere questa deficienza di talenti, come visto nell’esultanza scomposta di alcuni azzurri dopo l’eliminazione del Galles, già convinti di passeggiare sulla Bosnia al turno successivo.
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