Il portiere della Lazio ha avuto una carriera che assomiglia molto a quella di suoi colleghi di qualche lustro fa

Questo è il giorno in cui tutti mettono Ivan Provedel in copertina. Il gol di un portiere è sempre qualcosa di straordinario ed è un fatto che viene consegnato alla leggenda. In fondo tutti ricordano le prodezze di Rampulla con la Cremonese e Taibi con la Reggina. La cosa diventa ancora più incredibile, se si considera che il portiere biancoceleste aveva già fatto la stessa cosa con la maglia della Juve Stabia contro l’Ascoli.

Non era certo lo stesso palcoscenico, ma se non altro si scopre che questa tipologia di giocate risolutive siano nelle sue corde. Il gol, però, rischia di offuscare ciò che aveva fatto prima: una parata salva risultato e che ha permesso alla Lazio di restare in partita, rendendo il suo gol decisivo ai fini di un risultato positivo contro l’Atletico Madrid. Se, infatti, gli uomini di Sarri non hanno perso all’esordio in Champions, è anche e soprattutto grazie alla capacità di Provedel di fare il suo: ossia parare bene.

Un bell’esordio per un ragazzo che ha una storia che somiglia molto a quella di altri portieri che, in decenni precedenti, partivano dalla provincia e si consacravano nelle grandi squadre. Una dinamica che aveva perso efficacia, considerato che persino in porta le squadre italiane avevano iniziato ad avere solo stranieri. Da qualche tempo, però, c’è una riscossa tricolore.

Provedel è quell’esempio di ceto medio che può diventare alto e consacrarsi in Champions League. Alla Lazio ci è arrivato dallo Spazia, dopo essere passato per Juve Stabia, Empoli, Pro Vercelli, Modena, Perugia e Pisa. A 29 anni ha ancora margini per una carriera lunga ein cui potrà raccogliere soddisfazioni da portiere d’alto livello. A partire, ad esempio, da un esordio in Nazionale che prima o poi potrebb esserci, anche se la concorrenza è folta. Da Donnarumma a Meret, passando per Vicario, oggi sembra essere tornata un discreta scelta.

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