Lionel Messi chiude la sua straordinaria storia con la nazionale argentina nel modo più naturale possibile: lasciando ancora una volta la propria firma sulla partita. Buenos Aires saluta il suo capitano con una notte di festa, lacrime e celebrazioni, trasformando l’amichevole contro il Benin nell’ultimo grande abbraccio tra il numero 10 e la Selección.
L’Argentina vince 3-0 e Messi partecipa a tutte le reti: prima serve due assist per i colpi di testa di Nicolás Otamendi e Nico Paz, quindi completa personalmente il tabellino trasformando un calcio di rigore.
Ma il risultato passa inevitabilmente in secondo piano. La serata è stata costruita intorno all’addio del calciatore che, dopo 21 anni di carriera internazionale, lascia la nazionale a 39 anni.
La partita si ferma per celebrare il numero 10
Il primo grande omaggio arriva simbolicamente al decimo minuto.
Il gioco viene interrotto mentre lo stadio dedica a Messi un lunghissimo applauso e i fuochi d’artificio illuminano il cielo di Buenos Aires. Un riferimento inevitabile alla maglia numero 10 che ha accompagnato gran parte della sua avventura con l’Albiceleste.
Quella contro il Benin è stata la 208ª e ultima presenza di Messi con l’Argentina.
La Federcalcio argentina aveva preparato da tempo l’evento, presentandolo come “l’ultimo tango” del capitano. La risposta del pubblico è stata immediata: gli oltre 85mila biglietti disponibili sono andati esauriti in appena un’ora e mezza.
La richiesta è stata tale che sul mercato secondario alcuni tagliandi, inizialmente venduti a prezzi compresi tra 60 e 300 dollari, sono arrivati a superare i 2.500 dollari.
Tre generazioni di campioni per salutare Messi
A rendere ancora più simbolica la notte argentina è stata la presenza dei protagonisti delle tre squadre capaci di conquistare la Coppa del Mondo.
Giocatori delle nazionali campioni nel 1978, 1986 e 2022 sono tornati per rendere omaggio a Messi, unendo idealmente le diverse generazioni che hanno costruito la storia calcistica del Paese.
Messi appartiene all’ultima di quelle squadre. Il Mondiale conquistato in Qatar nel 2022 ha rappresentato il punto più alto della sua carriera con la nazionale e ha definitivamente modificato il rapporto tra il fuoriclasse e una parte dell’opinione pubblica argentina.
Per anni il confronto con Diego Armando Maradona e i risultati ottenuti con il Barcellona avevano alimentato discussioni sul rendimento di Messi con la maglia della Selección. L’ultima parte della sua carriera internazionale ha però ribaltato quella narrazione.

Ventuno anni con la maglia dell’Argentina
L’addio chiude una storia iniziata nel 2005 e attraversata da sconfitte dolorose, ritiri annunciati e successivi ripensamenti, fino alla stagione dei grandi successi.
Con Messi capitano, l’Argentina ha conquistato il Mondiale del 2022 e due edizioni della Copa América, trasformando gli ultimi anni della sua esperienza internazionale in quelli più ricchi di trofei.
Il numero 10 aveva annunciato il ritiro dalla Selección il 31 agosto, poche settimane dopo la sconfitta dell’Argentina contro la Spagna nella finale dei Mondiali.
La decisione ha provocato nel Paese una lunga serie di tributi e celebrazioni, culminate nell’amichevole contro il Benin.
L’addio alla nazionale, comunque, non coincide con quello al calcio giocato. Messi continuerà la propria carriera negli Stati Uniti con l’Inter Miami, club con il quale è legato fino alla stagione 2028.
L’abbraccio dei compagni dopo il fischio finale
Le immagini più significative arrivano al termine della partita.
Dopo il triplice fischio, i compagni si raccolgono intorno al capitano e lo applaudono. Messi appare visibilmente emozionato mentre dalle tribune parte il coro che lo ha accompagnato in tanti stadi: “Olé, olé, olé, olé, Messi, Messi”.
Decine di migliaia di persone cantano e saltano sugli spalti, mentre a centrocampo compare uno striscione con una definizione destinata a sintetizzare il rapporto costruito negli ultimi anni tra il campione e il suo Paese: “Capitano Eterno”.
Messi fatica a lasciare il terreno di gioco.
“La verità è che sto parlando più di quanto abbia mai fatto. Non voglio andarmene da qui, non voglio lasciare questo campo”, dice rivolgendosi al pubblico.
Poi arriva il ringraziamento più personale: “Voglio solo dirvi che vi amo, che mi mancherete e che sono grato a Dio di essere argentino”.
Il ricordo del padre e l’orgoglio argentino
Durante il saluto Messi ripercorre anche i sogni realizzati con la nazionale e dedica un pensiero al padre, scomparso durante l’estate.
È uno dei momenti più intimi di una serata costruita come una grande celebrazione collettiva.
Davanti ai tifosi ribadisce il legame con il proprio Paese: “Sono orgoglioso di essere argentino”.
Da questo momento, spiega, il suo rapporto con la Selección cambierà: non sarà più il capitano in campo, ma un tifoso della squadra che ha rappresentato per oltre due decenni.

Da giocatore discusso a simbolo nazionale
La conclusione della carriera internazionale fotografa anche la trasformazione del rapporto tra Messi e l’Argentina.
In passato una parte della critica lo aveva accusato di non manifestare con la nazionale lo stesso coinvolgimento mostrato durante gli anni al Barcellona. Le sconfitte nelle finali internazionali avevano alimentato un dibattito durato a lungo.
Le vittorie ottenute nell’ultima fase della sua carriera hanno cambiato profondamente quella percezione.
Il trionfo mondiale del 2022, in particolare, ha consegnato definitivamente Messi alla storia sportiva argentina, affiancandolo alle figure che hanno segnato le epoche precedenti.
La sua uscita dalla nazionale avviene così in un clima molto diverso da quello che accompagnò i momenti più difficili della sua esperienza con l’Albiceleste: non più contestazione, ma un enorme tributo collettivo.
Murales, documentari e una statua alta 26 metri
L’Argentina si era preparata all’addio già nelle settimane precedenti alla partita.
In numerose città sono comparsi murales dedicati al numero 10, mentre La Nación ha accompagnato l’evento con “Immortal”, documentario sull’ultima esperienza mondiale di Messi, e con un’edizione speciale di 196 pagine dedicata alla sua carriera.
In Patagonia, dal mese di giugno, una statua alta 26 metri raffigura il campione inginocchiato mentre stringe la Coppa del Mondo.
Anche Buenos Aires ha partecipato alla celebrazione: nella notte dell’ultima partita l’Obelisco si è illuminato di bianco e azzurro, i colori della bandiera argentina.
I principali media nazionali hanno seguito minuto per minuto l’amichevole con il Benin, riservandole un’attenzione normalmente destinata alle partite decisive di un Mondiale.
L’ultimo tango del capitano
Il calcio argentino dovrà ora abituarsi a una Selección senza il giocatore che ne ha rappresentato il volto per oltre vent’anni.
Messi continuerà a giocare negli Stati Uniti, ma il capitolo internazionale si chiude a Buenos Aires davanti al suo pubblico, con due assist, un gol e una vittoria per 3-0.
Una conclusione quasi simbolica per una carriera in nazionale attraversata da momenti opposti: dalle finali perdute alle contestazioni, dall’addio annunciato nel 2016 al ritorno, fino alla Copa América e alla conquista della Coppa del Mondo.
Alla fine, però, i numeri e i trofei raccontano soltanto una parte della serata.
L’altra è nelle lacrime del capitano, nell’abbraccio dei compagni e negli oltre 85mila tifosi che continuano a cantare il suo nome quando la partita è ormai terminata.
Lionel Messi lascia la nazionale argentina da campione del mondo e da simbolo del Paese. Dopo 21 anni, l’ultimo tango della maglia numero 10 finisce esattamente dove doveva finire: davanti all’Argentina.
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