Dopo ventidue, lunghissimi, anni di attesa, l’Arsenal torna a celebrare la vittoria della Premier League, con un successo costruito attorno alla figura di Mikel Arteta, su cui il club ha scommesso dal 2019.
Il tecnico spagnolo ha saputo trasformare i Gunners in una squadra solida e competitiva, con una difesa di ferro e un gruppo di giovani talenti pronti a guidare lo storico club londinese ad altri successi.
La certezza matematica del titolo è arrivata grazie all’inaspettato 1-1 del Manchester City sul campo del Bournemouth, che ha sancito la fine del digiuno di trofei nella massima serie inglese per l’Arsenal.
In un’Emirates in festa, Arteta ha preso la parola e, osservando un popolo di tifosi in delirio, il tecnico di San Sebastian ha compreso l’importanza di ciò che aveva realizzato: restituire fiducia ai tifosi dopo un ventennio di sofferenze.
Questo trionfo non dev’essere però visto come il finale di una storia, bensì dell’inizio di un nuovo ciclo. L’Arsenal ha scelto una strategia veramente poco utilizzata nel calcio moderno, abituato a processi immediati e giudizi basati sui risultati delle ultime partite.
I Gunners hanno creduto in un allenatore e in un progetto a lungo termine, supportandolo con pazienza e continuità.
Dopo l’era Emery, la proprietà ha puntato su Arteta, prima come allenatore e poi come manager coinvolto nelle scelte strategiche, permettendogli di crescere e trasferire sul campo le sue idee di calcio, consentendogli di sbagliare e imparare.
Il percorso di Arteta all’Emirates, infatti, non è stato affatto costellato da successi: dai due ottavi posti consecutivi, al quinto con sfumata qualificazione Champions, fino a tre secondi posti consecutivi che hanno preparato il terreno per il successo finale.
Come spiegato da Guardiola, “la continuità è fondamentale, così come l’allineamento tra chi gioca e chi decide”, un principio seguito dai Gunners per tornare competitivi.
Quest’anno, la squadra ha mostrato un cammino deciso e una profondità di rosa superiore alle avversarie, resistendo alle assenze di giocatori chiave come ad esempio Martin Ødegaard e Bukayo Saka.

La difesa guidata da Raya e dalla coppia centrale Saliba-Gabriel si è dimostrata la più solida della Premier per distacco, con soli 26 gol subiti nell’arco del campionato, con Declan Rice a schermarli davanti alla difesa, confermando il suo ruolo di centrocampista ormai di livello mondiale.
Ecco gli elementi che hanno costituito l’ossatura su cui l’Arsenal intende costruire un ciclo vincente, con l’obiettivo di creare una squadra fortissima e duratura, come nel progetto degli Invincibili di oltre vent’anni fa.
Nonostante la finale di Champions League contro il PSG sia ancora da disputare, i Gunners si sono dimostrati già la squadra più forte d’Inghilterra.
La dirigenza però non si accontenta: vuole che il club miri a consolidare la propria identità, aggiungendo i pezzi giusti per continuare a competere ai massimi livelli nazionali ed europei.
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