Giovanni Malagò ha scelto: Roberto Mancini tornerà nel ruolo di commissario tecnico della Nazionale Italiana, e lo farà spalleggiato da Claudio Ranieri, nuovo direttore tecnico e presidente del Club Italia.
Dopo il burrascoso addio di Maldini e Leonardo, dopo sole due settimane dall’inizio dell’incarico, il presidente federale ha preso le redini della situazione, annunciando dopo appena un giorno i sostituti.
Pur sembrando una manovra affrettata per non perdere ulteriore credibilità, Malagò ha spiegato di aver effettuato tutte le valutazioni necessarie prima della scelta, comprese quelle legate al passato recente di Mancini e alla “fuga” in Arabia Saudita dopo aver lasciato l’incarico in Nazionale tre anni fa.
Il tecnico, dopo l’addio nel 2023, era stato travolto dalle critiche per il trasferimento improvviso nel campionato saudita, ma Malagò ha ritenuto che fosse comunque la figura più adatta per iniziare il nuovo ciclo azzurro.
La vicenda Arabia “costa” caro al nuovo CT, che, nella passata gestione, guadagnava ben di più dei due milioni di euro che percepirà nella sua nuova avventura in azzurro, con un contratto valido fino al Mondiale del 2030.
Contratto quadriennale anche per il nuovo direttore tecnico, Claudio Ranieri, con stipendio che si aggirerà sui 500 mila euro, esclusi eventuali premi.

La scelta Mancini non è stata però accolta positivamente da tutti. Parte dei club di Serie A e numerosi tifosi hanno manifestato molte perplessità sul ritorno del tecnico, soprattutto quando c’era la totale disponibilità anche da parte di Antonio Conte, che aveva ben guidato gli azzurri nella campagna di Euro 2016.
Il nuovo progetto prevede due fasi: nell’immediato centrare la qualificazione ai prossimi Europei e, nel lungo termine, lavorare sui settori giovanili per costruire il futuro della Nazionale che verrà.
Il ritorno dell’Italia nei palcoscenici più importanti è prioritario per la federazione, parallelamente però, si punta alla crescita dei giovani talenti per ben figurare al Euro 2032, che vedrà proprio l’Italia come paese ospitante.
Sarebbe poi in cantiere anche l’entrata di una nuova figura, la terza, che si dedichi alla connessione con le nazionali giovanili, e si starebbe pensando a Gianfranco Zola tra la lista dei nomi papabili per ricoprire l’incarico, con Beppe Bergomi come alternativa.

Il nuovo corso, pur avendo come obiettivo la programmazione sul lungo periodo, è nato oggettivamente nel caos, l’augurio è quello che non termini alla stessa maniera.
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